VENDETTA TRASVERSALE: BUMBACA ANCORA NEL MIRINO
IL NUOVO GRAVISSIMO ‘ MESSAGGIO DI MORTE’ inviato a Bumbaca risale a martedì scorso. Pochi minuti dopo la mezzanotte sei esplosioni hanno squarciato il silenzio di una tranquilla zona di campagna, la contrada Iannello, al confine tra Crotone e Rocca di Neto.

CROTONE - Prima hanno colpito i genitori, poi hanno rivolto la mira contro la sorella. Le cosche non hanno alcuna intenzione di desistere dai loro propositi di vendetta: hanno deciso che Domenico Bumbaca deve pagare per la sua ‘infamità’ e non potendo arrivare direttamente al collaboratore di giustizia se la prendono con i suoi familiari più stretti.

Vendetta trasversale, per l’appunto. Tipica delle organizzazioni mafiose.

Il nuovo gravissimo ‘messaggio di morte’ inviato a Bumbaca risale a qualche giorno addietro, per la precisione a martedì scorso. Pochi minuti dopo la mezzanotte sei esplosioni hanno squarciato il silenzio di una tranquilla zona di campagna, la contrada Iannello, al confine tra Crotone e Rocca di Neto.

Erano sei colpi di pistola, che ignoti malviventi hanno esploso contro un’abitazione: quella in cui vive la sorella di Domenico Bumbaca. Non è dato sapere se l’intento fosse ‘soltanto’ quello di terrorizzare i congiunti del collaboratore di giustizia o di attentare seriamente alle loro vite. Certamente il precedente attentato dello scorso 11 gennaio rivela che questa gente fa maledettamente sul serio.

Quella sera gli anziani genitori di Bumbaca si salvarono solo grazie al tempestivo e coraggioso intervento dei vigili del fuoco che li strapparono dalle fiamme che avevano invaso il loro appartamento portandoli via, quand’erano già intossicati dal fumo, da una finestra al quarto piano di un palazzo nel rione ‘trecento alloggi’. Qualcuno, poco prima, aveva cosparso di benzina la porta della loro casa e il pianerottolo e aveva appiccato il fuoco.

Domenico Bumbaca, crotonese di 36 anni con un passato da calciatore di discrete capacità, dal luglio del 2007 ha iniziato a collaborare con la giustizia contribuendo a smantellare una delle più importanti organizzazioni malavitose del crotonese alla quale fino a quel momento era stato affiliato, la cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura.

Una cosca della quale era entrato a far parte nell’anno 2002, previo ‘battesimo’, con il grado di camorrista. Attraverso pagine e pagine di verbali e lunghissime deposizioni nei più importanti processi di mafia che si stanno celebrando in questi mesi, ne ha rivelato gli affari principali: traffico di droga, principalmente, e poi estorsioni. Ha spiegato i contrasti che si sono venuti a creare fra la cosca Vrenna-Corigliano-Bonaventura e quella dei ‘papaniciari’ di Leo Russelli.

Le dichiarazioni di Bumbaca si sono incrociate spesso con quelle di un altro importante collaboratore di giustizia, il 38enne Luigi Bonaventura, conosciuto con il nomignolo di ‘gnegnè’; personaggio di spicco della criminalità organizzata crotonese fino al pentimento avvenuto nei primi mesi del 2007, le sue rivelazioni hanno messo letteralmente in subbuglio tutti gli ambienti della ’ndrangheta locale.

Anche a Bonaventura, non a caso, è stato riservato lo steso trattamento di Bumbaca. La notte del 24 dicembre qualcuno si è premurato di andare a incendiare un locale che Bonaventura possiede sul lungomare Gramsci, il ristorante pizzeria ‘le tre caravalle’ che attualmente era stato dato in gestione a terze persone.

A quanto pare, insomma, le cosche hanno lanciato una vera e propria offensiva ai collaboratori di giustizia che con le loro dichiarazioni hanno fatto finire in cella decine di affiliati. Magari con la speranza che qualcuno, per proteggere i familiari, decida improvvisamente di ritrattare tutto, prima che i processi arrivino a sentenza.

D.P. CALABRIANOTIZIE.IT



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