OPERAZIONE NUOVO IMPERO - L’INDAGINE E I DETTAGLI DELLA CONFERENZA STAMPA
CAMPANIA NOTIZIE 2 Febbraio 2009
| DROGA PER UN VALORE DI 12 MLN DI EURO | |
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ROMA - Il reato accertato per i componenti del gruppo è di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti aggravata, per il quale è prevista una pena detentiva fino a 20 anni. L’ operazione antidroga scattata alle prime luci del mattino, che ha impiegato in totale 180 militari delle Fiamme Gialle, si è svolta sul tratto autostradale dell’A1 tra Napoli e Roma, in diverse zone della Capitale ed anche ad Olbia, dove l’organizzazione aveva ottimi mercati.
L’organizzazione criminale poteva contare su contatti sicuri e periodici con la criminalità organizzata campana, in particolare su alcuni clan camorristici, che riforniva periodicamente il quartier generale di Tor Bella Monaca.
L’enorme quantitativo di droga sequestrato, proveniente in gran parte, da Gibilterra e dal Marocco, avrebbe portato profitti superiori ai 12 milioni di euro.
L’operazione frutto di intercettazioni telefoniche certosine, si è focalizzata nell’ultima fase su verifiche patrimoniali che hanno portato al sequestro preventivo di beni per oltre 5 milioni, nonostante venti degli arrestati non avessero dichiarato alcun reddito al fisco. “Quest’operazione «è la prova di come da parte della camorra ci sia il tentativo di approfittare del traffico di droga per poter investire in vario modo nel territorio del Lazio” ha detto il procuratore capo del Dda di Roma, Giancarlo Capaldo, intervenendo alla conferenza stampa in cui sono stati resi noti i dettagli dell’operazione.
«È stato portato a termine un intervento importante - ha sottolineato Capaldo - perché l’aggressione dei beni patrimoniali è per chi delinque una sanzione più dura della misura cautelare». D’accordo il comandante della Guardia di finanza provinciale, Andrea De Gennaro, che ha spiegato come il sequestro dei patrimoni «non consente ad un’organizzazione criminale di continuare nell’attività o di rigenerarla» e che da parte dei clan camorristici «non c’è un radicamento diretto sul territorio» laziale ma «un tentativo di infiltrazione».










































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