E’ DURATA 12 GIORNI L’AGONIA DI LUIGI RIZZO, il boscaiolo di 46 anni ferito in un agguato la sera di lunedì 13 ottobre a Sersale, nella Presila Catanzarese. E’deceduto l’altro ieri all’ospedale “Pugliese”, dove era stato ricoverato nel reparto di Rianimazione, e lottava tra la vita e la morte.

SERSALE -   È durata dodici giorni l’agonia di Luigi Rizzo, il boscaiolo di 46 anni ferito in un agguato la sera di lunedì 13 ottobre a Sersale, nella Presila Catanzarese. Rizzo è deceduto l’altro ieri all’ospedale “Pugliese” di Catanzaro, dove era stato ricoverato nel reparto di Rianimazione, e lottava tra la vita e la morte. Ferito in diverse parti del corpo, le condizioni dell’uomo erano apparse disperate già nelle prime ore successive all’agguato.

Rizzo, considerato dagli inquirenti vicino ad ambienti malavitosi della zona, la serata del 13 ottobre, poco prima delle 21, stava rientrando nella sua abitazione, ubicata in una zona periferica della cittadina, in località “Cipino”, a bordo del suo automezzo, un fuoristrada. Giunto nei pressi del bivio della strada provinciale che, a nord dell’abitato, collega i centri di Sersale e Zagarise, avrebbe trovato il passaggio ostruito da un masso. Sceso per spostarlo, sarebbe scattato l’agguato.

Chi ha sparato contro Rizzo, probabilmente due persone, lo ha fatto per uccidere – sottolineano gli investigatori – e tutto l’agguato era stato preparato nei minimi dettagli.

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro Vincenzo Capomolla, che la sera del 13 ottobre era di turno, sono state portate avanti dai Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, intervenuti anche sul posto dell’agguato con il tenente colonnello Giorgio Naselli ed il maggiore Enrico Grazioli, e dai militari dell’Arma della Compagnia di Sellia Marina, con il capitano Alberto Pigozzo ed il tenente Rocco De Paola, del nucleo operativo e radiomobile, oltre ai carabinieri della stazione di Sersale.

Considerate le modalità dell’agguato, comunque, le indagini dovrebbero passare dalla Procura ordinaria alla Direzione distrettuale antimafia ed essere assegnate al sostituto procuratore Gerardo Dominijanni, che si occuperebbe anche del comprensorio presilano, considerato che al momento in organico quel posto in Dda risulta vacante.

Nella zona (Presila catanzarese ed anche una zona montana che rientra nel territorio della provincia di Crotone) negli ultimi anni si è registrata una guerra tra clan per il controllo delle attività illecite, legate non solo – secondo gli inquirenti – agli affari tipicamente riconducibili alle aree interne.

In tre anni una lunga scia di sangue ha interessato il territorio, con 15 delitti in diversi centri. In alcuni casi le missioni di morte sono state compiute anche con l’utilizzo di kalashnikov, bazooka e mitragliette da terra solitamente impiegate in territori di guerra.

Negli ultimi tempi, però, evidentemente qualcosa è cambiato. Nessun fatto di sangue, nessun segnale di tensioni. Poi l’agguato contro Rizzo, che potrebbe rientrare in quest’ambito, anche se gli inquirenti non escludono nessuna pista e nei giorni scorsi hanno raccolto tutti gli elementi possibili per cercare di ricostruire la vita dell’uomo ed i rapporti che manteneva. Per oggi il magistrato ha disposto l’autopsia sul cadavere del boscaiolo.

Luigi Rizzo era sposato e padre di figli. La famiglia per tutti questi giorni ha atteso con speranza, davanti alle porte del reparto di rianimazione dell’ospedale, segnali di ripresa che, però, non sono arrivati. Sabato pomeriggio, quindi, la decisione di staccare la spina, dopo le certezze mediche che ormai non c’era più nulla da fare.

ROSARIO STANIZZI GAZZETTA DEL SUD



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