I FIGLI DI D’AMBROSIO: NOSTRO PADRE ERA SANO . NEL POMERIGGIO L’AUTOPSIA ALL’ANNUNZIATA
COSENZA NEWS 27 Ottobre 2008
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IL FATTO. In una nota i congiunti del pensionato confermano che lo stato di buona salute del settantottenne era certificato dalle cartelle cliniche. I familiari continuano ad esludere che il 78enne fosse affetto da patologie cardiocircolatorie |
COSENZA - Domenica di lavoro per il procuratore Dario Granieri ed il pm Antonio Cestone. Un giorno intero trascorso a scavare nelle carte dell’inchiesta sulla morte di Gabriele D’Ambrosio in attesa che l’autopsia certifichi la verità sul decesso del pensionato. I consulenti Marta Segreti e Walter Caruso sono attesi questa mattina in Procura per ricevere l’incarico peritale. Poi, nel primo pomeriggio, effettueranno l’autopsia nell’obitorio dell’”Annunziata”. All’accertamento tecnico irripetibile assisteranno anche i consulenti di parte (tra i quali il criminologo Franco Bruno e il medico legale Giovanni Bruno) nominati dal pool di avvocati (Innocenzo Palazzo, Franco Locco, Amelia Ferrari, Pippo Malvasi, Marco Tarsitano e Francesca De Luca) che assistono i congiunti della vittima. Familiari che continuano ad escludere che il settantottenne fosse affetto da patologie caridiocircolatorie.
In una nota, i D’Ambrosio hanno evidenziato come «solo oggi sarà possibile stabilire, asupicabilmente in modo certo, le cause del decesso di nostro padre che godeva, per come dimostrano le sue cartelle cliniche, di ottima salute, al termine dell’esame autoptico, per il quale oltre ai periti nominati dal Tribunale parteciperanno quelli nominati dalla nostra famiglia. Ogni affermazione di certezza resa pubblica antecedentemente all’esame necroscopico è da ritenersi pertanto e purtroppo infondata e fantasiosa. Desideriamo ringraziare la Gazzetta del Sud che ha inteso rendere pubbliche le qualità umane e civiche di nostro padre e ci affidiamo con consapevole fiducia e rispetto alle decisioni degli organi investigativi e della magistratura. Ma solo per difendere la verità, qualunque essa sia, finchè avremo vita non lasceremo nulla d’intentato per fare piena giustizia sulla ingiusta morte di un uomo onesto e di un galantuomo».
L’esame necroscopico spazzerà via gli ultimi dubbi e scaverà definitivamente il solco tra la versione della vedova e quella dell’indagato. La moglie della vittima ha, infatti, raccontato ai carabinieri della Stazione di Cosenza Nord d’aver assistito alla lite dal balcone e d’aver visto Salvatore Biafora, 51 anni, colpire col bastone il marito. L’indagato ha, invece, confermato il diverbio escludendo categoricamente d’aver utilizzato il bastone. «L’ho spezzato contro il muretto dopo aver scansato un colpo. E credo di non avergli dato neanche lo schiaffo, anche se questo non posso escluderlo»: una versione che Biafora, impiegato del catasto, ha fornito al magistrato nella sede dei carabinieri, alla presenza del suo legale, l’avvocato Paolo Pisani. Il decesso del pensionato, secondo il medico legale che ha effettuato l’esame esterno sul legale, il dottor Strazzulli, sarebbe sopraggiunto per «arresto cardiocircolatorio». Tra l’altro, il professionista, alla presenza del capo dell’aliquota radiomobile dell’Arma, il maresciallo Domenico Lio, non avrebbe notato ecchimosi o segni di violenza sul cadavere del pensionato. L’esame autoptico è l’ultimo tassello d’una indagine che è racchiusa negli atti redatti dal comandante della Compagnia cittadina dei carabinieri, il tenente Roberto Petroli. Un’inchiesta che ha come unico indagato il cinquantunenne Salvatore Biafora, nei confronti del quale la Procura ha ipotizzato il reato di omicidio preterintenzionale.
GIOVANNI PASTORE GAZZETTA DEL SUD











































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