RACKET DI NDRANGHETA IN TERRA TOSCANA. Antonello La Rosa, 38 anni di Paola, coniugato, personaggio noto alle forze dell’ordine, è stato crivellato a colpi di pistola ieri sera mentre rientrava a casa con un Fiat 500 di colore verde.

CROTONE - Racket di ‘ndrangheta in terra toscana. Per gli investigatori dell’Arma dei carabinieri e per i magistrati della Procura di Lucca basterebbero queste sei parole per sintetizzare la sostanza dell’operazione “Falco” messa a segno l’altra sera tardi in Lucchesia e non solo, con cinque arresti. Venerdì sera i carabinieri del Reparto operativo provinciale della cittadina toscana hanno notificato tre ordinanze di custodia cautelare in carcere e altre due ordinanze di arresti domiciliari, a cinque persone, originarie o residenti a Cirò e Cirò Marina. Estorsione aggravata continuata è il reato contestato al gruppo dei presunti estorsori che per gli investigatori aveva cominciato ad imporre con attentati e danneggiamenti la legge del “pizzo” ad alcune ditte edili della zona di Lucca, gestite da piccoli imprenditori di origine crotonese e calabrese.

Il presunto sodalizio sarebbe stato capeggiato da Giuseppe Spagnolo, 39 anni, di Cirò Marina detto “Beppe ‘u banditu”, considerato dagli inquirenti un esponente di vertice della presunta cosca dei Farao ed arrestato dopo alcuni mesi di latitanza il 13 maggio scorso a Pisa dagli stessi carabinieri di Lucca.

Gli investigatori dell’Arma diretti dal colonnello Giuseppe Deledda comandante del Reparto operativo provinciale del Comando carabinieri di Lucca, sono convinti con i cinque arresti di aver stroncato sul nascere gli illeciti obiettivi di un gruppo legato alla ‘ndrangheta che dopo aver imposto dapprima il pagamento del “pizzo” alle sole imprese gestite da calabresi avrebbe nel futuro prossimo alzato il tiro fino ad assumere il controllo delle aziende per riciclare denaro e gestirne dietro le quinte guadagni e appalti non solo nella piana di Lucca ma anche nelle province di Pistoia, Prato, Pisa e Firenze.

Con Spagnolo raggiunto nel penitenziario di Siano dalla nuova ordinanza di custodia cautelare a suo carico, sono finiti in carcere anche Franco Cosentino, 34 anni, residente a Porcari (Lucca), sorvegliato speciale di Ps e Mario Covello, 43 anni, nato in Germania ma residente a Marlia (Lucca), già detenuto a Sulmona per associazione per delinquere di stampo mafioso. Sono stati invece disposti gli arresti domiciliari per Antonio Belmonte, 53 anni, residente a Capannori, e Francesco Cosentino, 51 anni, residente a Capannori. A Spagnolo e Franco Cosentino detto “Sasizza” oltre al reato di estorsione viene contestata l’aggravante dell’art 7 della legge antimafia.

In base a quanto ricostruito dai carabinieri, coordinati dall’ex procuratore di Lucca (ora a Firenze) Giuseppe Quattrocchi e dal sostituto Fabio Origlio, agli imprenditori finiti sotto scacco sarebbero state chieste cifre che vanno dai 2.000 ai 3.000 euro al mese. Spesso, per intimidirli e convincerli a pagare , sarebbero stati compiuti raid notturni nelle aziende, in cui venivano incendiate o distrutte strumentazioni e macchinari. In alcuni casi, il gruppo avrebbe imposto l’assunzione come manovali di persone fidate.

Le indagini sono partite da alcuni episodi intimidatori – avvenuti nei comuni lucchesi di Almari, Altopascio, Capannori, Lucca Borgo Giannotti – che sembravano slegati fra loro. Almeno cinque le aziende lucchesi che hanno subito danneggiamenti. Dieci gli episodi registrati dai militari del Nucleo comandato dal tenente Sebastiano Pennisi. Gli investigatori dell’Arma avviate le verifiche hanno avuto conferma dei loro sospetti sull’esistenza in zona di una presunta rete di estorsori ed hanno notato la presenza di personaggi considerati legati al locale di Cirò. Tant’è che hanno messo il sale sulla coda di Giuseppe Spagnolo, che era inseguito dal 4 ottobre 2007 da un’ordinanza della Dda di Catanzaro emessa nell’abito dell’operazione “Bellerofonte”. Spagnolo infatti pedinato da Lucca a Firenze e da qui a Pisa venne sorpreso dai carabinieri di Lucca la sera del 13 maggio scorso in un appartamento di via Contessa Matilde. Con il presunto esponente di ‘ndrangheta, vennero trovati nella casa e arrestati per favoreggiamento Giuseppe Antonio Ceravolo (39 anni) e Giovanna Anania (22 anni), ambedue di Cirò Marina. I carabinieri hanno rivelato che dall’arresto di Spagnolo gli atti intimidatori nella zona sono bruscamente diminuiti. Una circostanza questa che per gli investigatori confermerebbe lo scenario ricostruito con l’operazione “Falco”.

LUIGI ABBRAMO GAZZETTA DEL SUD

RSS



Lascia un Commento

blank

Bad Behavior has blocked 108 access attempts in the last 7 days.