OPERAZIONE MYTHOS: “VITTO E ALLOGGIO A DUE LATITANTI”. UNDICI RINVIATI A GIUDIZIO
CATANZARO NOTIZIE 9 Ottobre 2008
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«11 rinvii a giudizio»: - Avrebbero favorito la fuga di elementi delle famiglie Gallace-Novella.Taverniti fu preso a Badolato, Barletta tra i boschi di Serra San Bruno Ma per altri dodici indagati ogni decisione è stata posticipata al 14 gennaio |
catanzaro - Avrebbero favorito la latitanza di due delle persone sfuggite alla cattura nell’ambito dell’operazione “Mythos”, diretta contro il presunto clan Gallace-Novella di Guardavalle. Con quest’accusa il gup distrettuale di Catanzaro, Antonio Battaglia, ha rinviato a giudizio 11 persone, che saranno processate il prossimo 4 febbraio. Si tratta di Raffaele Barletta, 52enne di Guardavalle, e dei suoi cognati Alessandro Costa, 27enne di Guardavalle, e Luigi Pasquino, 41 anni, di Guardavalle; Domenico Malvaso, 28, di Rosarno; Vincenzo Rositano, 58, di Sinopoli; Agazio Salerno, 40, di Guardavalle; Cosimo Tripodi, 50, di Vibo; Gaetana Tripodi, 44, di Vibo; Giacinto Tripodi, 50, di Vibo; Tatiana Tripodi, 23, di Vibo; Carmela Barletta, 46, di Guardavalle.
Atri dodici indagati, per i quali il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Gerardo Dominijanni ha chiesto il rinvio a giudizio, hanno ottenuto un rinvio al 14 gennaio in attesa che decidano se definire o meno la loro posizione mediante rito alternativo; i dodici sono: la moglie di Raffaele Barletta, Rosetta Costa, 36enne di Guardavalle; Anna e Giuseppina Calzone, 41 e 39 anni, entrambe di Vibo Valentia; Teresa Lo Bianco, 32, di Vibo; Carmela Mantegna, 79, di Vibo; Salvatore Musolino, 52, di Santa Caterina sullo Jonio; Lorenza Tripodi, 50, di Briatico; Maurizio Tripodi, 49, di Mongiana; Salvatore Tripodi, 54, di Mongiana; Maria Assunta Bevilacqua, 51, di Verzino; Raffaele Piperissa, 54, e Giuseppina Racheli, 42, entrambi di Badolato.
Sette le persone che non furono rintracciate nel corso del maxi-blitz “Mythos”, scattato la notte fra il 21 e il 22 settembre del 2004, quando l’Arma dei carabinieri con un’impressionante spiegamento di forze si mosse per dare esecuzione a 57 provvedimenti di custodia cautelare (47 in carcere, 10 ai domiciliari) emessi contro altrettanti presunti affiliati alla “piovra del Soveratese”. Fra loro Francesco Taverniti e Raffaele Barletta, che finirono in manette molto tempo dopo, e precisamente il 25 ottobre del 2005 il primo, ed il 23 febbraio del 2007 il secondo. Dopo i loro arresti partirono le indagini per svelare la rete di fiancheggiatori su cui i due avevano potuto contare, che adesso, confluite in un unico fascicolo, vedono 23 persone indagate, a vario titolo, per concorso in favoreggiamento personale, concorso in procurata inosservanza di pena, minacce, e detenzione illegale di armi, il tutto con l’aggravante della mafiosità, poiché i fatti sarebbero stati commessi «al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso denominato Gallace-Novella».
Taverniti era latitante da oltre un anno quando, nel cuore della notte, i carabinieri della Compagnia di Soverato lo colsero nel sonno, dentro a una casa sul lungomare di Badolato, dopo aver cinturato l’intero paese. Assieme a lui, era presente anche la coppia oggi accusata di favoreggiamento per aver dato ospitalità al fuggiasco, oltre ai loro tre figli, uno maggiorenne e due minori. Proprio con quest’accusa erano all’epoca finiti in manette, presi in flagranza di reato, i coniugi Raffaele Piperissa, ragioniere, e sua moglie Giuseppina Racheli, di professione parrucchiera.
Ben più lunga la serie di contestazioni mosse a vario titolo agli altri indagati, relativamente alla lunga latitanza di Raffaele Barletta, ritenuto elemento di vertice della cosca Gallace-Novella di Guardavalle. Secondo la Dda dopo gli arresti di “Mythos” Barletta sarebbe rimasto sul territorio a rappresentare gli interessi del clan, non solo nel Catanzarese. A sostegno di questa tesi, anche le intercettazioni effettuate dai carabinieri in occasione di un pranzo che si tenne a Serra San Bruno, nel settembre del 2003, al quale avrebbero partecipato elementi di spicco dei Mancuso di Limbadi e dei Vallelunga di Serra. E proprio in una villetta nascosta tra i boschi di Serra, in contrada Micone, i carabinieri di Vibo misero fine alla latitanza dell’uomo, ricercato ormai da un anno e mezzo. Di tutte le sistemazioni di alloggio, vitto e trasporto sicuro negli spostamenti del ricercato rispondono ora, in concorso anche indipendente l’uno dall’altro, diversi indagati. Fra loro spicca la figura di Salvatore Musolino che, in qualità di brigadiere dei carabinieri presso la stazione di Guardavalle, risponde di procurata inosservanza di pena, e concorso in minacceai danni di un uomo.
giuseppe lo re GAZZETTADELSUD











































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