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vibo valentia - Nove faldoni, l’uno sull’altro. All’interno tutta l’indagine della squadra Mobile sull’operazione denominata Odissea, coordinata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Marisa Manzini. Contengono migliaia di intercettazioni, centinaia di verbali, interrogatori, riscontri, segnalazioni, infomative, ma, soprattutto le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Cricelli, colui il quale ha messo a fuoco più di ogni altro gli interessi delle cosche sul litorale Vibonese e in particolare nella zona di Tropea e Capo Vaticano con una serie di ritorsioni, danneggiamenti, minacce e fatti di sangue, che per anni hanno tenuta alta l’attenzione nei paradisi delle vacanze.
Chiamato a deporre davanti al Tribunale (presidente Giancarlo Bianchi, componenti Annamaria Loiacono e Cristina De Luca) ieri è stata la volta dell’ispettore Antonio Condoleo, uno dei componenti della “squadra” che ha seguito i molti intrecci delle cosche che facevano capo ai La Rosa di Tropea e ad alcune articolazioni del clan Mancuso di Limbadi.
E rispondendo alle domande del pm Manzini per circa due ore, (l’esame non è stato concluso e riprenderà il 23 ottobre), Condoleo si è soffermato sul ruolo dei tre imputati coinvolti nell’operazione Odissea: Pasquale Quaranta, che le indagini accostano ad esponenti della famiglia La Rosa; Domenico Mancuso, figlio di Diego Mancuso e meglio noto negli ambienti della cosca come “The reed”. Dietro le sbarre per lo stesso procedimento anche Antonio Vacatello. Per tutti e tre l’accusa è di associazione mafiosa.
In primo piano gli appalti per la gestione dei parcheggi e la pulizia delle spiagge nel comune di Ricadi che, secondo l’accusa, le cosche controllavano attraverso prestanomi. Affari che già il collaboratore di giustizia aveva ben delineato, sia nella fase delle indagini che, successivamente, quando è stato chiamato dal pm a deporre davanti al Tribunale.
Condoleo ha, pertanto, sottolineato che nel periodo interessato alle indagini l’appalto per la gestione dei parcheggi in un primo momento era andato a Biagio Pannia, persona che il collaboratore di giustizia Cricelli aveva accostato a Domenico Scardamaglia, Domenico Mancuso (figlio di Peppe) e Francesco Lo Scalzo. Pannia, già attenzionato dagli agenti della Mobile nella fase delle indagini, non era stato coinvolto nell’operazione Odissea. Molto probabilmente perché non sono emersi sufficienti indizi a suo carico.
L’ispettore soffermandosi, pertanto, su questo appalto ha riferito anche di una serie di riscontri attraverso intercettazioni telefoniche all’interno dell’autovettura di Domenico Scardamaglia. Ammissioni in tal senso nella prima fase delle indagini erano state fatte da due amministratori dell’epoca: Paolo Morabito e Domenico Locane. In un secondo momento, chiamati a testimoniare davanti al Tribunale, hanno detto che si trattava solo di «voci» quelle che accostavano il Pannia al gruppo di Scardamaglia, Mancuso e Francesco Lo Scalzo.
Il controllo delle cosche però si estendeva anche sulla polizia delle spiagge, in questo caso Condoleo ha ricordato che in un primo momento il servizio era stato appaltato da tale Paparatto, mentre successivamente la gara era stata vinta dalla società Gulliver, una onlus che era gestita da Graziella Andrizzi e Tiziana Napoli (molto vicina a Domenico Scardamaglia). In questo stesso periodo quest’ultima subì l’attentato dinamitardo al bar “Il Passaggio” a Santa Domenica di Ricadi al punto che viene interessato della vicenda Domenico Mancuso, figlio di Diego, anche se lo stesso ieri in dichiarazioni spontenee ha negato tale ipotesi.
A distanza di qualche anno il servizio delle spiagge è passato a Pietro Iannello. In questo caso, ha ricordato sempre l’ispettore, le somme del Comune per il servizio svolto venivano incassate da Pasquale Quaranta. Insomma, secondo l’ipotesi accusatoria, attraverso Iannello e Quaranta i La Rosa avevano messo le mani sulla gestione della pulizia delle spiagge del territorio di Ricadi.
L’ispettore Condoleo ha anche riferito del tentato omicidio a Pietro Iannello, avvenuto secondo quanto è emerso dopo che lo stesso si era aggiudicato l’appalto. Vicenda questa sulla quale si è soffermato a lungo nelle sue dichiarazioni il collaboratore di giustizia Domenico Cricelli
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