DOMENICO MARSETTI LA VENDETTA L’HA INSEGUITO FINO A FRASCATI. ERA RICERCATO PER IL DELITTO CUTRI’
NDRANGHETA TODAY 2 Ottobre 2008
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duplice delitto cutri’ - marsetti - Era un’ipotesi attentamente vagliata dalla polizia, quella che a uccidere Domenico Cutrì, personalità di spicco all’interno della famiglia Alvaro, fosse stato il giovane interlocutore di quella lite avuta dalla vittima domenica mattina davanti a mezzo paese.
Domenico Marsetti, sinopolese, di 32 anni, era il principale sospettato per l’omicidio eccellente di questo fine settimana ma gli inquirenti, sulle sue tracce già dalla serata di domenica, non hanno fatto in tempo a ritrovarlo. La caccia all’uomo è terminata ieri pomeriggio, quando in un vigneto alla periferia del comune di San Cesareo, ad una decina di chilometri da Frascati (Roma), un agricoltore di passaggio ha ritrovato un cadavere, subito dopo identificato con il giovane indiziato calabrese.
Se l’uso del condizionale è d’obbligo, il ritrovamento del corpo senza vita di Domenico Marsetti sembra lasciare poco spazio ad altre interpretazioni e suggerisce una conferma della colpa con cui domenica scorsa si sarebbe reso protagonista di un attacco al cuore di una delle famiglie storiche della ‘ndrangheta.
Sulle tracce del giovane si erano mossi subito gli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e gli agenti di Polizia del Commissariato di Palmi, coordinati dal vice questore aggiunto Gregorio Marchese. Pur non essendo stato ancora emesso alcun provvedimento nei suoi confronti, il dirigente della squadra mobile Renato Cortese e il suo vice Renato Panvino, avevano inoltrato già da lunedì un rapporto giudiziario nel quale sembrano essere contenuti gravi indizi di colpevolezza a carico di Marsetti relativamente al delitto Cutrì.
Marsetti, che aveva lasciato Sinopoli prima di essere rintracciato dalla polizia e aveva fatto perdere le sue tracce già da domenica scorsa, era già noto alle forze dell’ordine per essere stato arrestato alla fine degli anni ‘90 per una rapina compiuta in un ufficio postale del Vibonese. La squadra mobile reggina aveva diffuso sin da domenica la segnalazione sulla sua identità a questure e comandi dei carabinieri in tutta Italia e, con il coordinamento del sostituto procuratore del tribunale di Palmi Eliana Franco, aveva dato avvio a una serrata serie di ricerche che hanno condotto ieri al rinvenimento della sua autovettura a Brancaleone.
La macchina, una Fiat Stilo, è stata ritrovata regolarmente parcheggiata davanti alla stazione ferroviaria. Fin troppo semplice immaginare due diversi scenari: uno che vede Marsetti fuggitivo fino alle campagne di Frascati e l’altro che lo vede prigioniero dei suoi sicari. In qualunque modo sia arrivato in località Prato Rinaldo, nella periferia di San Cesareo, il cadavere del giovane sinopolese, si presentava in condizioni pessime.
Se sembra ormai accertato che sia stato ucciso con un colpo di pistola alla nuca tra domenica sera e lunedì, gli accertamenti risultano particolarmente difficili a causa dello stato del cadavere: la testa fracassata potrebbe essere il risultato di colpi inferti da mano umana oppure semplicemente la conseguenza dell’esposizione prolungata (circa un giorno e mezzo) agli attacchi degli animali.
Sembra chiaro che tra questa uccisione e l’omicidio di Cutrì sembra esserci un collegamento. Mentre i carabinieri del tenente colonnello Rosario Castello seguono a Frascati la pista dell’omicidio per vendetta, la squadra mobile di Reggio Calabria e la polizia di Palmi fanno ipotesi su quale sia stato il motivo che abbia scatenato la lite degenerata in un doppio omicidio.
Da quanto emerso, pare che i fatti di sangue siano stato generati da una banale lite per un parcheggio, durante la quale Cutrì avrebbe schiaffeggiato Marsetti provocandone la reazione. Da un motivo futile la tensione tra i due sarebbe, quindi, aumentata in modo esponenziale fino a esplodere nei cinque colpi di pistola calibro 7.65 che hanno ucciso Domenico Cutrì.
La morte di Marsetti, oltre a lasciare dubbi sui motivi di quella lite, impedisce un chiarimento su quale possa essere il luogo del primo delitto. I familiari che hanno soccorso e portato in ospedale Cutrì, hanno indicato agli investigatori la zona del cimitero ma la polizia non ha trovato riscontri in tal senso. Intanto, presso gli ospedali riuniti di Reggo Calabria il medico legale Mario Materazzo ha eseguito l’esame autoptico sul cadavere di Cutrì confermandone la morte per le ferite riportate in seguito ai colpi di pistola.
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