INCHIESTA FEDERICA MONTELEONE - LA TESI DELL’EX MANAGER: «LA RAGAZZA NON ERA INTUBATA BENE»
VIBO VALENTIA 2 Ottobre 2008
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VIBO VALENTIA - Un colloquio intenso, attraverso il quale Talarico a più riprese ribadisce un concetto: la causa del decesso non è stata il black out. «Se si vuole fare chiarezza, bisogna seguire in maniera coerente un’ipotesi. Allora il punto è: la scossa elettrica verrà dimostrato non c’entra, allora a quel punto ci si chiede cosa è successo, in quella sala operatoria. Dai racconti che sono… e su questo sono coerenti… durante la fase di black out, il black out diventa sempre indipendente, perché la ragazza – spiega Talarico ai genitori di Federica – diventa sempre indipendente perché la ragazza respira, la ragazza ha il polso presente, all’uscita da quei dieci minuti era solo bradicardia….e diventa reversibile appunto con l’atropina. Solo dopo qualche minuto si verifica… Il problema vero è che lì non si sono resi conto quando la ragazza è andata in arresto; anche quando è andata in arresto ovviamente era reversibile la cosa perché un arresto cardiaco addirittura un organismo giovane su una ragazza di 16 anni può stare anche… 4 o 5 minuti se in arresto cardiaco e avere la restitutio ad integrum cioè non riportare danni… a quel punto secondo me nasce l’equivoco che ha fatto precipitare la situazione che loro avevano pensato che il problema fosse al cuore, e hanno cercato di rianimarla dal punto di vista cardiaco, quando il problema era che non riceveva ossigeno perché non era intubata, o non era intubata bene», dice convinto l’ex direttore generale dell’Azienda sanitaria. «È lì il problema vero, quindi non è neanche un discorso di monitor spento o acceso per quanto riguarda appunto i parametri, perché intanto questi potevano rilevarli dal polso…».
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