DRAMMATICA DEPOSIZIONE DELLA SUPERTESTE. Un fazzoletto stretto tra le mani lunghe e nervose, il viso affilato e pallido e la voce spesso interrotta dall’emozione: Giovanna Patti è una supertestimone. È lei che ha visto il romeno Giani Bedreaga.

UN FAZZOLETTO STRETTO TRA LE MANI LUNGHE E NERVOSE, il viso affilato e pallido e la voce spesso interrotta dall’emozione: Giovanna Patti è una supertestimone. È lei che ha visto il romeno Giani Bedreaga in casa d’una coppia di pensionati assassinata a colpi d’accetta all’alba del primo maggio dello scorso anno a Mendicino. Al coraggio di questa donna dall’aspetto dimesso si deve la soluzione d’un agghiacciante caso di cronaca.

Giovanna, ieri, non ha mostrato incertezze. Nell’aula di Corte d’assise, sotto la fastidiosa luce artificiale dei neon e l’incalzante raffica di domande poste dai pm Claudio Curreli e Giuseppe Visconti, ha riconosciuto il presunto autore del duplice omicidio nell’uomo rinchiuso in cella, a pochi passi da lei. Ha incrociato lo sguardo dell’imputato in più occasioni, senza mai tradire timore.

«La mattina del primo maggio – ha detto la teste – ho visto Bedreaga mentre scostava una tendina della finestra d’una staza dell’abitazione dei coniugi Greco. Ero a cinque o sei metri di distanza da lui, si vedeva benissimo e indossava una maglia scura. L’ho visto, era lui, non ho dubbi. Ho appreso però quanto era successo in quella casa solo il giorno dopo da un telegiornale che mi ha fatto vedere mio marito. Io gli ho subito detto che avevo paura perchè avevo visto qualcuno dietro la finestra. Ho poi insistito per non portare il bambino a scuola e sono scappata con mio figlio da mia madre, a Cosenza. Io avevo visto lui e lui aveva visto me. Avevo paura che potesse farci del male». Giovanna Patti, spesso vinta dall’angoscia, ha pure spiegato alla Corte (presieduta da Antonia Gallo) che conosceva Giani Bedreaga perchè era stato ospite dei coniugi Greco. Il romeno manteneva un rapporto sentimentale con la badante ingaggiata dai pensionati assassinati. «Mi sembrava – ha raccontato – una persona tranquilla e non parlava in italiano. L’ho incontrato due o tre volte in casa Greco».

Ennio Greco, 73 anni e la moglie, Maria Reda, 72, vennero massacrati a colpi di accetta in un arco temporale compreso tra le sette e le nove del mattino del primo maggio. Quindi una fase della giornata durante la quale il presunto omicida venne notato prima all’interno e, successivamente, nelle immediate adiacenze della casa delle vittime. Bedreaga, nello stabile, dopo aver compiuto la sua folle missione di morte, si sarebbe prima scolato due bicchieri di vodka, poi preparato un espresso e, infine, cambiato d’abito. I carabinieri del Ris hanno individuato tracce biologiche dell’incriminato sia sulla scena del delitto che sull’impugnatura dell’accetta adoperata per compiere il massacro. Il romeno, difeso dagli avvocati Elena Artese e Massimo Petrone, s’è però sempre protestato innocente. Durante gl’interrogatori sostenuti davanti ai magistrati inquirenti ha più volte ribadito di non essere l’autore del duplice delitto anche se non è stato in grado di fornire un alibi convincente. Alla sua individuazione s’è arrivati proprio grazie alla testimonianza resa agli investigatori dell’Arma da Giovanna Patti. I successivi accertamenti “tecnici” compiuti dal Ris hanno solo offerto riscontri alle dichiarazioni rese dalla giovane donna.

Giani Bedreaga, fisico asciutto, carnagione scura, tratti somatici marcati, ieri era in aula. È rimasto per tutto il tempo fermo all’angolo destro della cella di udienza per ascoltare la traduzione simultanea che una interprete gli faceva della deposizione della supertestimone. In più occasioni ha mostrato disappunto senza, però, lasciarsi andare a plateali gesti di contestazione. Tra i banchi riservati agli avvocati c’erano pure i figli della coppia massacrata, che si sono costituiti in giudizio parte civile, assistiti dall’avv. Franz Caruso. Chiedono giustizia e mostrano fiducia nell’operato della magistratura. Da quel maledetto giorno di maggio la loro vita è cambiata: hanno infatti scoperto, d’un colpo, i lati oscuri dell’animo umano. Hanno compreso fino a dove può spingersi la crudeltà d’un assassino. I cadaveri dei pensionati vennero ritrovati proprio dal figlio maschio, che entrò a tarda sera in casa dei genitori perchè allarmato dal loro prolungato silenzio. Maria Reda giaceva sul letto con l’accetta ancora conficcata in testa; il marito, Ennio, le era a fianco immerso in una pozza di sangue. È difficile che un uomo che ha visto il padre e la madre ridotti in quello stato possa un giorno perdonare.

ARCANGELO BADOLATI GAZZETTA DEL SUD

 



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