SONO AMMASSATE SEMPRE LI’, NELLE PIAZZOLE Di SOSTA, spalmate in quel groviglio di Statali cosentine che s’annodano nell’area jonica. Sono le “schiave del sesso”, esposte su quell’interminabile laccio d’asfalto che forma il più grande bordello all’aperto d’Europa

CASTROVILLaRI - Sono ammassati sempre lì, nelle piazzole di sosta spalmate in quel groviglio di Statali cosentine che s’annodano nell’area jonica. Sono le “schiave del sesso”, esposte su quell’interminabile laccio d’asfalto che forma il più grande bordello all’aperto d’Europa. Ogni giorno vendono il loro corpo e gonfiano i portafogli dei loro aguzzini. La prostituzione è una delle voci più importanti nei bilanci della criminalità straniera che in certe zone di questa nostra terra è entrata stabilmente in affari con la ‘ndrangheta. Ed è proprio lì, lungo quei chilometri sterminati di strada nera e grigia, che lega lo Ionio alla Valle dell’Esaro, che ieri mattina sono piombati duecento tra poliziotti, carabinieri e finanzieri per liberare le strade dalla prostituzione proprio come aveva chiesto il commissario prefettizio di Corigliano, Paola Galeone, e, soprattutto, secondo le indicazioni fornite dal Governo nel decreto firmato dai ministri Carfagna, Maroni e Alfano. Un giro di vite scandito dal divieto della prostituzione nei luoghi pubblici e sanzioni per clienti e lucciole.

Una stretta che ieri s’è tradotta nello spettacolare blitz che ha visto impegnati gli uomini in divisa. Agenti, carabinieri e finanzieri hanno atteso che le “belle di giorno”, tutte di nazionalità straniera, prendessero “servizio” nelle loro vetrine all’aperto e sono entrati in azione in simultanea da Corigliano a Rossano, da Sibari alle Terme di Spezzano. Alla fine sono state identificate 23 nuove schiave. Giovani donne in fuga dalla fame e dagli stenti dell’Africa del Nord e dell’Est europeo che si erano infilate dritte nel tunnel dell’orrore che appariva senza via d’uscita. Tra di loro anche una sedicenne, per la quale è stato informato il Tribunale dei minori di Catanzaro. Le posizioni delle altre ragazze sono state vagliate dagli specialisti dell’Ufficio Immigrazione della Questura, guidati dal vicequestore Francesca Parasporo. Dai controlli è stato accertata la clandestinità di cinque nigeriane che sono state accompagnate nel Centro di identificazione ed espulsione dove sarà consegnato loro il decreto con il quale le sarà intimato di lasciare l’Italia entro cinque giorni. riceveranno. Per le rumene è, invece, al vaglio il provvedimento di revoca del diritto di permanenza in Italia per motivi di Ordine e Sicurezza pubblica. Il questore Salerno ha chiarito come l’operazione «svoltasi nel più asosluto rispetto della dignità umana, non è comunque da considerarsi conclusa, in quanto saranno predisposti a breve ulteriori servizi. Purtroppo, quello della prostituzione di strada è un fenomeno allarmante e va fermata. Del resto il decreto interministeriale è uno strumento ideoneo a contrastare efficacemente il mercato del sesso a pagamento».

GIOVANNI PASTORE GAZZETTA DEL SUD

 



Commenti

  1. 1
    Franco
    2 Ottobre 2008 alle 16:05

    In primo luogo devo specificare che il Decreto sulla prostituzione in questione non è tale ma è un Disegno di Legge, non ancora approvato dal Parlamento. Successivamente cito la mia Dichiarazione:
    La solita pappagallesca notizia che si sente spesso di: “Tutte le prostitute da strada sono schiave” è falsa! Osservate il seguente sito internet: http://jonathanx.altervista.org Qui troverete tutte le affermazioni rilasciate da serie organizzazioni come il CENSIS ed il PARSEC. Quest’ultime affermano che non più del 20% delle prostitute sul territorio italiano è ridotto in schiavitù. Il vice capo della Polizia durante una trasmissione di Matrix su Canale 5 ha affermato che ultimamente questa percentuale è scesa al 10%. La non prevalenza della costrizione è stata riaffermata anche dall’Osservatorio sulla Prostituzione del Ministero dell’Interno, composto da molte tra le più reputate organizzazioni di assistenza.
    Posso portare anche una mia testimonianza. In effetti, io vedo sulle pubbliche vie queste donne al lavoro con un “Telefonino” in mano ed addirittura, in numero sempre crescente, le stesse persone automunite con vettura dotata di targa del rispettivo Paese di provenienza. Voglio ricordare che con il cellulare è sempre possibile chiamare il 112/113, anche con il traffico limitato e/o con la tastiera bloccata. Quindi se io fossi uno che costringesse queste donne a svolgere questo lavoro, non doterei affatto esse di tale apparecchio.
    In più, non ho mai notato sulla strada la ragazzina con la faccia da quattordicenne. Si vede benissimo in quest’ultima occasione che la donna non ha diciotto anni d’età.
    Inoltre, oserei sollevare un quesito molto strano. Perché le ragazze semplici italiane sono indenni da schiavitù sia dentro l’Italia, sia verso l’estero? Avremmo dovuto sentir parlare di ciò ed anche spesso, poiché queste persone nel nostro Paese non possono essere clandestine e quindi rimpatriabili con conseguenti mancati guadagni!
    Possibile che se le donne hanno il passaporto sequestrato, non possono denunciare nulla? Ciò vuol dire che se uno straniero smarrisce il detto documento, nel nostro Stato diventa un clandestino?????
    Comunque, devo dire che la schiavitù esiste nella prostituzione, come esiste in tutti i mestieri.
    I clienti delle prostitute non vogliono essere, salvo qualche raro caso, dei violentatori o schiavizzatori. Non cercano la donna costretta a prostituirsi. Se disgraziatamente si accorgessero di essere stati tali di una schiava, facilmente si offrirebbero per aiutarla in qualsiasi modo possibile. Molte, in effetti, sono libere grazie anche ai propri clienti. CHI AMA LA PROSTITUZIONE ODIA LA SUA SCHIAVITU’.
    Non pensiate che il proibizionismo risolva il problema suddetto. In effetti tale politica repressiva manderà il fenomeno nel sommerso, dove chi eserciterà tale mestiere o se ne vorrà avvalere, verrà spinto ad entrare in luoghi protetti e nascosti e per stare in detti posti queste persone pagheranno molti più soldi di quelli che danno tuttora. Tutto questo significherà un maggiore vantaggio per gli introiti della criminalità organizzata. Un proverbio dice: “Il proibizionismo è l’acqua del pesce Mafia”.

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