CALABRIA INCHIESTE - LA MORTE DI FEDERICA, TALARICO REGISTRATO A CASA DEI CONIUGI MONTELEONE
VIBO VALENTIA 2 Ottobre 2008
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VIBO VALENTIA - L’intento, molto probabilmente, era quello di guardarsi in faccia. Di tentare di spiegarsi, ammesso che c’era ancora qualcosa da spiegare, dopo quel dramma consumatosi in sala operatoria che aveva portato alla morte di Federica. Ma il colloquio, avvenuto il pomeriggio del 6 luglio scorso, tra l’ex direttore generale dell’Asp Francesco Talarico, accompagnato dal primario di Microbiologia dott. Ignazio Vasapollo, ed i genitori della ragazza – Maria Sorrentino e Pino Monteleone – rappresenterà un nuovo capitolo, molto probabilmente un’appendice di un’indagine complessa, tortuosa, costellata da mille sospetti e da ombre non del tutto cancellate.
Ma i magistrati vogliono vederci chiaro, la nuova spinta del procuratore capo Mario Spagnuolo in tal senso, è una garanzia anche per il sostituto Fabrizio Garofalo e per la ricerca della «verità e della giustizia», quello che in fondo continuano a chiedere i genitori di Federica.
Ma cosa emerge? Qual è l’appendice di questa inchiesta che arriva il giorno della prima udienza preliminare sul tavolo del gup Gabriella Lupoli? Sono interrogativi che cominciano ad avere una risposta e a darla sono proprio i genitori di Federica che per amore della verità registrato il colloquio lo consegnano agli inquirenti. L’ex direttore generale, in pratica si presenta quando ormai sapeva benissimo di essere indagato per omicidio colposo. Voleva che quell’incontro restasse riservato, temeva le possibili strumentalizzazioni, magari non avrebbe mai immaginato che in quel momento poteva essere registrato.
Pino Monteleone e Maria Sorrentino gli chiedono a più riprese con toni pacati ma perentori «la verità, tutta la verità. Vogliamo sapere che cosa è successo in quella sala operatoria».
Talarico prende l’argomento a più riprese per ribadire un concetto: non c’è stata alcuna scarica elettrica, in pratica secondo quanto spiega l’ex dg dell’Azienda sanitaria Federica è morta perché intubata male, tirando in ballo ancora una volta soprattutto l’anestesista e altri sanitari. Ma secondo la tesi di Talarico su questa ipotesi la Procura non sembra intenzionata a tornare indietro e allora aggiunge: «…Nonostante voi abbiate più volte lanciato gli appelli pubblici su questi dubbi tremendi, e nonostante loro queste cose le abbiano sapute prima di chiudere le indagini, non le hanno mai accolte. Quindi loro ormai erano indirizzati su un filone a causa dell’errore del medico legale che scrive “nota bene, assenza di lesione da… illegibile”. Lei sa che nella perizia aveva scritto illegibile al posto della parola ustione. Quindi tutto da lì è nato. Per cui a questo punto l’idea era di utilizzare queste carte direttamente davanti al Gip, perchè chiaramente poi…». Poi Talarico parla di quando Federica è arrivata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Cosenza e ribadisce che sul corpo della ragazza non è stata riscontrata alcuna lesione da scarica elettrica. «Voi capite bene che queste carte cambiano il proscenio… Sono estremamente pesanti dal punto di vista della rivisitazione di tutte le ipotesi che si possono fare. Ripeto, l’idea di non utilizzarle subito è stata legata al fatto perché la Procura ormai sembrava così indirizzata su questa ipotesi che comunque qualunque cosa gli avessimo detto non avrebbe capito. Ora il problema vero è non arrivare al dibattimento…».
Talarico nel colloquio si sofferma a lungo sulle indagini: «L’esigenza della Procura è quella di difendere l’unica verità che loro hanno costruito…». Poi scivola sulla manipolazione degli impianti: «Loro avevano due perizie: una diceva che Federica è morta per folgorazione, l’altra che attestava che l’impianto elettrico era a posto. Ora dovevano mette in mezzo due cose… l’unica cosa che potevano tirare fuori dal cilindro – dice ancora Talarico nel colloquio registrato – era dire: “benissimo avete manipolato l’impianto, da quando il fatto è successo a quando la Procura è intervenuta” d’accordo?»
Poi l’ex direttore generale rileva che questa «ipotesi ha creato il conflitto all’interno della Procura, perchè praticamente la denuncia non l’abbiamo fatta subito. Il fatto è successo… noi siamo stati allertati intorno alle 15, alle 16,30 dai tabulati telefonici, risulta che il dottore Alfonso Luciano (all’epoca dei fatti direttore sanitario dell’Asp ndr.) ha chiamato il procuratore Laudonio e gli ha riferito il fatto e lo anche incontrato successivamente, questo risulta agli atti del processo….».
E sempre su questo argomento Talarico riferisce di una dichiarazione del dott. Luciano…«” avevamo concordato… a me era stato affidato, concordemente con il direttore generale, il compito di avvertire la Procura, io ho chiamato il Procuratore capo sul suo cellulare… ho detto delle condizioni della ragazza, lui mi ha suggerito di aspettare l’evoluzione clinica”». E poi ancora Talarico aggiunge: «Il Procuratore diceva a Luciano, ripeto questo risulta agli atti, di seguire l’evoluzione clinica» della ragazza «dopodichè di fare la denuncia scritta, peraltro si sono anche incontrati e Luciano lo ha ulteriormente ragguagliato della situazione. Questo per dire che da parte nostra non c’è stato alcun atteggiamento omissivo. La Procura poteva venire in qualunque momento, in qualunque istante, a sequestrare l’impianto, a fare le verifiche, a fare quello che gli pareva, proprio perché voglio ricordarlo – ribadisce Talarico – tutto è partito da una nostra denuncia».
Ma non risparmia forti critiche: «Devo purtroppo aggiungere che l’omertà c’è stata, che non ha riguardato noi, ma perché evidentemente fa parte di un certo tipo di mentalità, e credo che sia scattata nell’immediato all’interno dell’èquipe operatoria, perché ci sono delle cose molto strane, tipo il dottore Gradia che solo a distanza di un anno dichiara che il sangue della ragazza è diventato scuro… a me, però, subito non disse che il sangue era scuro, lo dichiarò a distanza di un anno in Procura».
Poi Talarico torna sull’argomento che più vuole sottolineare: «…Dobbiamo stare attenti a non provocare ulteriore confusione. Allora, il problema vero è se la scossa elettrica non c’è stata, come non c’è stata, e credo che questo sia dimostrabile ed è una cosa rispetto alla quale ci possiamo trovare d’accordo, non c’era nessun motivo di andare a manipolare la sala operatoria».
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