continua l’inchiesta della procura: almeno 60 i casi sospetti, 17 iscritti nel registro degli indagati - Ieri la decisione cautelare del Consiglio dell’Ordine. Agli interessati viene inibita qualunque attività forense e la frequenza nei Palazzi di Giustizia

catanzaro - Sospensione cautelare fino alla conclusione dell’inchiesta giudiziaria: la “mannaia” del Consiglio distrettuale dell’Ordine degli avvocati si abbatte sui cinque iscritti coinvolti nell’indagine sui falsi esami universitari.

Il provvedimento dell’organismo presieduto dal prof. avv. Giuseppe Iannello è stato preso nella tarda mattinata di ieri, al termine della terza riunione sulla spinosa questione. Convocati dal Consiglio, in tre hanno fatto pervenire comunicazione dicendo di essere impossibilitati per problemi personali a partecipare alla riunione; ieri si è presentata una sola praticante, che è stata sentita su vari aspetti della vicenda; nella seduta precedente era toccato ad un altro collega.

Nonostante le assenze – d’altronde era la seconda convocazione – il Consiglio ha proceduto ugualmente ad esaminare le singole posizioni, e in considerazione «dei gravi fatti contestati» ha deciso di procedere alla sospensione cautelare degli iscritti, due dei quali con patrocinio e tre senza (in parole povere due erano abilitati a svolgere attività forense, tre erano ancora praticanti al primo anno). Il Consiglio provvederà a questo punto a dare comunicazione ai diretti interessati nonché ai responsabili degli uffici giudiziari ed al Consiglio nazionale forense: ai cinque praticanti indagati dalla Procura è inibita la partecipazione a qualunque tipo di udienza e, pertanto, la frequenza presso gli uffici giudiziari (Tribunale, Corte d’appello, giudice di pace) e in ogni altro ambito in cui si svolge attività giudiziaria. Si tratta di un provvedimento grave e importante, che a memoria d’uomo – fanno notare dall’Ordine – non si ricorda sia stato mai adottato dal Consiglio distrettuale di Catanzaro. Una decisione certamente sofferta, ma altrettanto inevitabile.

A questo punto le parti interessate potrebbero impugnare il provvedimento davanti al Consiglio nazionale forense, ma l’ipotesi sembra piuttosto remota nel caso specifico. Nessuna posizione ufficiale sul provvedimento è stata divulgata dal Consiglio dell’Ordine. Per conoscere i prossimi sviluppi bisognerà attendere la prosecuzione dell’azione promossa dalla Procura: nei primi tre casi finiti davanti al gup gli indagati hanno optato per il patteggiamento. E non è da escludere che, viste le accuse ed i rilievi mossi dalla Magistratura, anche in futuro i nuovi indagati scelgano la stessa strada.

L’inchiesta, come detto, è ancora aperta; la seguono i sostituti procuratori Salvatore Curcio e Paolo Petrolo, con il coordinamento del procuratore facente funzioni Salvatore Murone. I sequestri di documenti e le verifiche si susseguono. Precisato che nessun docente è coinvolto nella presunta compravendita di esami e che a denunciare i fatti sospetti è stata la stessa Università Magna Græcia, la Procura avrebbe già accertato una sessantina di casi, pare tutti riguardanti la facoltà di Giurisprudenza, il cui addetto alla segreteria, Francesco Marcello, ha già scelto il patteggiamento.

Oltre agli sviluppi di natura penale, è aperto il fronte amministrativo: una volta definite le singole posizioni davanti ai giudici del Tribunale, spetterà al Senato accademico procedere con l’inevitabile (e dovuto) annullamento dei titoli di laurea. Le persone formalmente iscritte nel registro degli indagati sono attualmente 17, Marcello più sedici ex studenti. Tra di loro ci sono i cinque sospesi ieri dall’Ordine distrettuale; gli altri sono sparsi per l’Italia. E uno di loro esercita da tempo attività forense a Milano.

Secondo l’accusa, gli indagati si sarebbero avvalsi della “collaborazione” di Marcello per riuscire a falsificare libretti e documenti vari, in modo che risultassero sostenuti esami mai effettivamente superati. Fu un docente, casualmente durante una sessione di laurea, ad accorgersi dell’inghippo: era certo che la studentessa che si trovava davanti non aveva mai superato l’esame della sua materia. Da qui l’intervento dei vertici dell’Ateneo e la denuncia alla Procura della Repubblica, che ha avviato l’inchiesta. Dopo alcuni mesi scattarono le manette per il funzionario Francesco Marcello.

GIUSEPPE lo re gazzetta del sud


Lascia un Commento

blank

Bad Behavior has blocked 55 access attempts in the last 7 days.