PARCO DEL POLLINO, SCOPPIA IL CASO ACQUEDOTTI. ITALIA NOSTRA CHIEDE LUMI A PAPPATERRA
CASTROVILLARI NOTIZIE 1 Ottobre 2008
italia dei valori chiede lumi al presidente dell’ente, domenico pappaterra. - «Rivedere le autorizzazioni eventualmente rese in merito ai progetti che rischiano di depauperare gli ambienti del Parco del Pollino». La richiesta, inviata nelle scorse ore al presidente del Parco, on. Domenico Pappaterra, è stata avanzata dai rappresentanti del gruppo interregionale di Italia Nostra del Parco del Pollino. In località Lago Duglia, ubicata in zona 1 della perimetrazione del parco Nazionale del Pollino, «La società Acquedotto Lucano – si sottolinea nella nota di Italia nostra - intende infatti incrementare le portate dell’acquedotto del Frido captando le sorgenti del Duglia, tributarie del torrente Sarmento, principale affluente del fiume Sinni. Il progetto avrebbe già avuto parere positivo dall’Ente Parco del Pollino, nonostante il comma d dell’art.4 del DPR 15/11/1993 faccia espresso divieto in zona 1 di “realizzazione di opere che comportino la modificazione del regime delle acque, fatte salve le opere necessarie alla sicurezza delle popolazioni”». Lo stesso Ente Parco Nazionale del Pollino ha di recente siglato un accordo interregionale per la tutela della Lontra (Lutra lutra L) che, proprio nel bacino del Sinni e del Frido, «trova uno degli areali di maggior importanza per l’elevata percentuale di riscontri positivi di presenza di questo mustelide protetto per legge a livello nazionale, europeo e mondiale grazie alla Convenzione di Berna (Prigioni et al. Ethology Ecology & Evolution 17: 171-180, 2005)». le domane di Italia nostra. «Forse bisogna essere laureati in Scienze Naturali per capire che l’impoverimento idrico del Sinni gioca a sicuro sfavore della sopravvivenza della Lontra nella Valle del Sinni?» Il Duglia, assieme al torrente Sarmento, costituisce un «habitat acquatico di straordinaria importanza che, specialmente durante i mesi estivi, rischia di essere irrimediabilmente depauperato per il forte stress idrico causato anche dalla riduzione delle portate dovute alle captazioni. Oltre a compromettere gli habitat acquatici e le componenti floro-faunistiche sottese al bacino del Sarmento, la captazione mette a rischio gli utilizzi potabili degli acquedotti comunali con possibili ripercussioni negative anche per le attività zootecniche locali».
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