reggio calabria - Si è concluso ieri il processo celebrato con il rito abbreviato davanti al gup Francesco Petrone. Il giudice ha escluso per tutti l’aggravante mafiosa. L’inchiesta firmata da Polizia e Carabinieri.

Piovono nove condanne a complessivi 40 anni e 8 mesi di reclusione sugli imputati del processo per la cosiddetta “Faida di Bruzzano”, celebrato con il rito abbreviato. A conclusione della rituale camera di consiglio, il gup Francesco Petrone ha ritenuto colpevoli a vario titolo tutti gli imputati ma ha escluso per tutti l’aggravante dell’articolo 7, prevista quando c’è di mezzo un’associazione mafiosa.

La condanna più pesante 10 anni e 4 mesi di reclusione è stata inflitta a Domenico Rodà (difeso dall’avvocato Giuseppe Fino), per il quale il pubblico ministero Adriana Fimiani aveva chiesto 12 anni di reclusione. A 8 anni di reclusione è stato condannato Alessandro Rodà (difeso dall’avvocato Lorenzo Gatto), la richiesta dell’accusa era stata di 14 anni. Pasquale Talia (avvocato Francesco Moio) è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione (il pm aveva chiesto 8 anni), così come Domenico Talia (avvocato Francesco Calabrese) per il quale erano stati chiesti 9 anni e 4 mesi.Inoltre, Francesco Talia (avvocato Francesco Floccari), ha avuto 6 anni e 4 mesi (il pm aveva chiesto 10 anni).

La condanna di 1 anno e 4 mesi ciascuno hanno avuto Antonio Vitale e Antonino Zappia (difesi entrambi dall’avvocato Giacomo Iaria). Per loro il pm Fimiani aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione e 1600 euro di multa ciascuno.Infine Fabrizio Tuscano (avvocato Antonio Domenico Minasi) ha avuto 1 anno di reclusione (3 anni e 1200 euro di multa la richiesta dell’accusa) e Antonino Romeo (avvocato Antonino Mandatari) ha avuto 1 anno e 8 mesi ed è stato scarcerato (il pubblico ministero aveva chiesto 4 anni e 5 mesi di reclusione.Come si ricorderà, la posizione di Rosanna Pizzata, difesa dall’avvocato Antonio Giampaolo, era stata stralciata in precedente per problemi relativi alla consulenza per la trascrizione delle intercettazioni che la riguardano.

Il processo concluso ieri davanti al gup Petrone era nato da un’inchiesta che si era occupata delle vicende criminali di Bruzzano, il piccolo centro dell’entroterra jonico dove negli anni scorsi si erano registrati diversi fatti di sangue. Polizia e Carabinieri avevano lavorato sinergicamente, con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia, e nel luglio dello scorso anno era scattata l’operazione.

Un’operazione che, come era stato spiegato in conferenza stampa, era servita agli inquirenti per “decapitare” la cosca Talia-Rodà, considerata dominante nel territorio di Bruzzano Zeffirio.Su richiesta del sostituto procuratore Adriana Maria Fimiani, il giudice per le indagini preliminari Filippo Leonardo aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare che aveva portato in carcere dieci persone. L’attività d’indagine era stata avviata dopo gli omicidi di Pasquale e Paolo Rodà, padre e figlio, uccisi il 2 novembre del 2004. Un episodio che per le modalità e la ferocia dimostrata nella circostanza dai killer aveva destato non poca sensazione. Successivamente, altri spunti per le indagini erano venuti dal duplice omicidio di Giuseppe Talia ed Antonia Lugarà, perpetrato anche questo a Bruzzano, vicino al cimitero del paese, il 17 settembre del 2005. Le indagini si erano concentrate, in particolare, su Alessandro Rodà, indicato come il capo dell’omonima cosca, che tra il 1995 ed il 2006 ha scontato una condanna per omicidio.

paolo toscano gazzetta del sud


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