DENUNCIA DEI PENTITI FRANZÈ E GRASSO. «STANNO TENTANDO DI DISTRUGGERCI MA TERREMO LA TESTA ALTA»
VIBO VALENTIA 1 Ottobre 2008
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I DUE TESTIMONI DI GIUSTIZIA SCRIVONO AL SOTTOSEGRETARIO MANTOVANO E AL PREFETTO - «Continueremo a tenere alta la testa, anche se stanno cercando di distruggerci, delegittimarci, screditarci, e forse anche eliminarci…». |
VIBO VALENTIA - Francesca Franzè e Giuseppe Grasso, testimoni di giustizia, vittime anche loro dell’inadeguatezza dello Stato di fronte alla gestione di situazioni del genere, nonostante tutto non si tirano indietro.
In una lettera inviata al sottosegretario Alfredo Mantovano, alla parlamentare Angela Napoli, già vice presidente della commissione parlamentare antimafia, e al prefetto di Vibo Valentia Ennio Mario Sodano, i due testimoni di giustizia raccontano le loro vicissitudini e i trattamenti poco edificanti ricevuti in tutti questi anni.
«Io e mio marito – dice Francesca Franzè – abbiamo deciso di denunciare quelli che sono considerati i più potenti criminali di ‘ndrangheta appartenenti alle maggiori famiglie calabresi e non solo. Abbiamo iniziato con le nostre denunce una forma di collaborazione con la Procura distrettuale di Catanzaro e con la Questura di Vibo nel giugno del 2005 e da allora sono state arrestate più di 41 persone alcune delle quali sono state già condannate anche con sentenze passate in giudicato».
Franceca Franzè poi ricorda: «Nei processi ci siamo sempre costituiti parte civile, abbiamo testimoniato e siamo sempre stati parti attive senza mai rinnegare quanto avevamo dichiarato dinanzi alla polizia giudiziaria e al magistrato inquirente». In buona sostanza, dice la Franzè «abbiamo fatto tutto ciò perché abbiamo sempre creduto nella forza dello Stato, nella concreta applicazione delle leggi, nella giustizia e negli altri valori di onestà e rispetto consapevoli che anche da soli avremmo potuto apportare un piccolo margine di cambiamento verso questa nostra terra martoriata più che dalla criminalità dalla paura».
Ma secondo quanto scrive la testimone di giustizia così non è stato. «Abbiamo potuto constatare che la grande piovra che ci eravamo illusi di combattere si muove con i suoi tentacoli senza guardare in faccia nessuno e distrugge tutto ciò che viene creato con enormi sacrifici. Putroppo accanto ai criminali di strapazzo – gente ignobile e spavalda che entra in “casa” senza che nessuno se accorga rubando il futuro che ognuno di noi cerca disperatamente di costruire per i propri figli – ci sono persone in giacca e cravatta – dice Francesca Franzè – falsi imprenditori che si danno da fare solo per raggiungere i loro sporchi interessi che, a loro volta, gli danno la possibilità di chiedere favori a personaggi famosi, politici di turno, soggetti istituzionali. Parecchi di questi imprenditori hanno infatti subito il sequestro delle aziende ma stranamente immediatamente ne ottengono il dissequestro».
Un livello di collusione, secondo la testimone di giustizia che si va allargando a macchia d’olio e di fronte al quale sembra non esserci alcun argine. «Purtroppo il vero problema mio e di mio marito è stato quello di non riuscire a tenere gli occhi bassi o bendati e la bocca chiusa e fare finta di niente quando ci siamo accorti che alcuni lavori pubblici, grosse strutture portuali venivano affidati a imprese non perfettamente pulite. Ecco perché si è dovuto arrivare all’arresto di mio marito…, ecco perché io ed i miei figli – aggiunge Francesca Franzè – siamo una famiglia da allontanare da questo territorio, da portare via lontano in una qualche “località segreta”».
Una serie di fatti che Francesca Franzè ed il marito Giuseppe Grasso hanno già denunciato alla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. «Il messaggio – secondo quanto scrive ancora la testimone di giustizia – è piuttosto chiaro: devi riflettere per denunciare ma devi riflettere due volte prima di denunciare i personaggi famosi, importanti, istituzionali. In realtà – aggiunge – io e mio mio marito ci abbiamo pensato solo mezza volta e non abbiamo esitato a denunciare e continueremo a farlo anche se in tutti i modi stanno cercando di distruggerci, delegittimarci, screditarci e forse anche eliminarci. Noi abbiamo deciso che non abbasseremo mai la testa anche se questa decisione potrebbe costarci molto cara» .
Una presa di posizione forte quella dei Grasso che arriva proprio nel momento in cui il pubblico ministero della Dda di Catanzaro Marisa Manzini si appresta a formulare le richieste di condanna nei confronti di alcuni imputati coinvolti nel processo Odissea.
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