SI TEME UNO SCONTRO TRA CAPI STORICI E SCISSIONISTI - L’episodio potrebbe costituire l’avvio di una guerra tra fedeli del clan Carelli e scissionisti. Il nome del personaggio, incensurato, ricorre in deposizioni di pentiti

CORIGLIANO - Si stanno svolgendo a tappeto le indagini per l’attentato che si è consumato giovedì scorso a Schiavonea ai danni di Maurizio Barilari, ferito con una pistola calibro 45 al braccio destro da un killer che, nel tentativo di ucciderlo, lo ha inseguito fin dentro un supermercato della frazione marinara di Corigliano esplodendo complessivamente 3 colpi di pistola. Già nella giornata di giovedì e in quella di ieri, sono state eseguite cinque prove “stub” su altrettanti pregiudicati del posto per poter individuare l’eventuale attentatore. Maurizio Barilari, giovedì mattina, appena sceso dalla sua vettura, è stato avvicinato da due killer con casco integrale, a bordo di una moto di grossa cilindrata, che gli hanno sparato subito un colpo contro, mancandolo. Lui si è dato alla fuga in un vicino supermercato, ma è stato inseguito dal killer che all’interno del locale ha esploso altri due colpi ferendolo al braccio destro. Dopodichè il killer si è dato alla fuga facendo perdere ogni traccia. Proprio la dinamica, il fatto che si è usato un grosso calibro, che si sono sparati più colpi nel tentativo di uccidere, senza riuscirci, fanno pensare agli inquirenti, che si tratti di un killer un po’ improvvisato, e probabilmente del posto, tant’è che sono state operate diverse prove stub a pregiudicati di Corigliano. Il 39enne coriglianese, vittima dell’attentato, è incensurato ed è stato arrestato nell’89 con l’accusa di furto, accusa dalla quale è stato poi prosciolto, ma nei recenti processi penali che si stanno celebrando a carico di pregiudicati e presunti appartenenti alla locale di Corigliano come il “Corinan”, dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, Barilari verrebbe descritto come un appartenente alla cosca, anche con ruoli di spicco. Sembrerebbe, infatti, sempre secondo tali deposizioni di pentiti, che Maurizio Barilari avesse ruoli di rilievo sia nell’estorsione che veniva compiuta nei confronti di alcune imprese e negozi del posto, sia nello spaccio di cocaina, sempre a Corigliano. Ad accusarlo in questo senso sarebbero i pentiti Vincenzo Curato, in minima parte e Carmine Alfano, cognato dello stesso Barilari, che descriverebbe precisi ruoli, incarichi, e svolgimenti di fatti delittuosi ai quali lo stesso Alfano avrebbe assistito. Sempre secondo dichiarazioni, sembra che, addirittura, Barilari avrebbe dovuto avere ruoli anche in omicidi che poi non si sarebbero commessi per problemi tecnici. Ma per questi omicidi di mafia, che sarebbero dovuti accadere tra esponenti della stessa organizzazione che regge Corigliano, sembra che all’interno del clan coriglianese si sia creata una profonda spaccatura che avrebbe generato le liti tra esponenti di spicco dello stesso clan, liti avvenute nei mesi scorsi. La spaccatura oggi sembra essere assai più profonda e l’attentato a Barilari potrebbe essere l’avvio di una guerra di mafia tra i presunti fedeli al clan di Santo Carelli e i presunti scissionisti che vorrebbero prendere la gestione del clan a Corigliano. L’interessamento della Dda di Catanzaro all’attentato di giovedì scorso confermerebbe il grado di pericolosità della faida che si sta generando a Corigliano.

servizio ALFONSO DI VINCENZO gazzetta del sud


Lascia un Commento

blank