WHY NOT DEPOSITATE MOTIVAZIONI RICORSO DI SALADINO . RIESAME CONSIDERA SOLO IL REATO DI TRUFFA
CATANZARO NOTIZIE 20 Settembre 2008
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decisione della corte di cassazione - I giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro hanno rigettato il ricorso per l’annullamento del decreto di sequestro di documenti ad Antonio Saladino, uno dei principali indagati dell’inchiesta Why Not |
inchiesta why not - I giudici del Tribunale del riesame di Catanzaro hanno rigettato il ricorso per l’annullamento del decreto di sequestro di documenti ad Antonio Saladino, uno dei principali indagati dell’inchiesta Why Not, considerando però solo il reato di truffa senza far riferimento a quello di corruzione. È quanto emerge dalle motivazioni del provvedimento dei giudici del Tribunale della libertà nelle quali si fa riferimento ad alcune dichiarazioni dei testimoni dell’accusa sentiti nel corso delle indagini. I testimoni sono Arturo Zannelli, Antonio Lachinia, Giancarlo Franzè e, ovviamente, la superteste Caterina Merante del dicembre 2007.
Nelle motivazioni non si fa riferimento alle ipotesi di accusa di corruzione ed alla posizione del presidente della Regione Agazio Loiero, anch’egli indagato nell’inchiesta, e che secondo la difesa all’epoca dei fatti contestati non era un pubblico ufficiale. Saladino, infatti, è accusato di aver concesso durante la campagna elettorale per le regionali del 2005, un contributo elettorale al candidato Agazio Loiero. Il difensore di Saladino, Francesco Gambardella, ha preannunciato che farà ricorso in Cassazione contro questa decisione dei giudici.
A decidere la competenza del Tdl è stata la Corte di Cassazione, che dopo aver esaminato gli atti – compresa l’opposizione della Procura generale – ha formalmente disposto la trasmissione della documentazione ai giudici del Riesame. Il ricorso alla Suprema Corte era stato presentato nel febbraio scorso dal difensore di Saladino, l’avvocato Gambardella, che ha lamentato «violazioni di natura processuale e sostanziale» e l’insussistenza del reato di corruzione elettorale in quanto all’epoca dei fatti, e cioè durante la campagna elettorale per le regionali, Loiero, anch’egli indagato nell’inchiesta Why Not, non ricopriva incarichi di pubblico ufficiale. «E il fatto che fosse parlamentare – ha contestato ancora il legale – a parte che avrebbe richiesto l’applicazione di tutte quelle serie di norme che il legislatore ha predisposto per precostituire precise guarentigie processuali a favore del deputato (nel caso in esame non sono state assolutamente attivate le richieste previste dalle norme che regolano la possibilità di agire giudiziariamente contro un parlamentare, tutelato da ben precise immunità), non è comunque circostanza idonea a consentire il superamento della questione come oggi eccepita».
La trasmissione degli atti al Tribunale della libertà è dunque finalizzata a fare in modo che venga valutata nel merito la tesi del difensore di Saladino.
Le perquisizioni ed i sequestri di materiale furono disposti dai magistrati della Procura generale e, oltre a Saladino, riguardarono anche il presidente Loiero e le sedi di società interinali in tutt’Italia, tra cui quella di Why Not in via Scotellaro, a Sant’Eufemia.
| gazzetta del sud |










































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