Deludente e senza sbocchi l’incontro romano tra Arcuri e i sindacati, presente l’assessore regionale Maiolo.

CATANZARO - Oggi a Cosenza i liquidatori di Sviluppo Italia Calabria, Federico Cono Giuseppe, Castore Palmerini e Alfono Silvestre incontreranno le organizzazioni sindacali e i rappresentanti dell’agenzia incaricata dalla Società madre, oggi Invitalia (ex Sviluppo Italia), di procedere con lo screening dei 140 addetti calabresi per i quali sembra ormai ineludibile la “lettera di licenziamento”.

Ieri nel corso dell’incontro con i sindacati ricevuti dall’amministratore delegato Domenico Arcuri su tavoli separati, perché la triplice insiste con l’ostracismo verso l’Ugl, si è confermata la triste realtà che polverizzerà 140 professionalità costruite in sedici anni di costante presenza sul tessuto imprenditoriale regionale ed iniziata negli anni 90 con le insegne di Bic Calabria.

Purtroppo non c’è nulla da fare: Arcuri, finanziaria 2007 alla mano (l’ultima del Governo Prodi), insiste nel non vedere altra soluzione che la messa in liquidazione della società calabrese con conseguente licenziamento della forza lavoro; la Regione, ieri rappresentata dall’assessore Mario Maiolo, non sa individuare percorsi alternativi vista l’intransigenza con la quale il ministero dello sviluppo economico nega ogni possibilità di rifinanziamento per il decreto legislativo 185/2000, scenario che ha indotto la triplice ad annunciare nuove forme di lotta, mentre l’Ugl ha dichiarato uno stato di agitazione permanente.

Secondo Arcuri, riferisce Armando Mascaro (Ugl), l’unica soluzione praticabile potrebbe esser quella che vede la Regione farsi carico dei lavoratori impegnati finora nell’istruttoria delle misure attuative di fondi comunitari (titolo 1 e sul titolo 2 decreto legislativo 185/2000), ma la Regione ribatte che senza certezze sul rifinanziamento degli stessi, non intende rischiare.

«La vicenda – spiega Maiolo – si deve inquadrare in un trasferimento di compiti, funzioni, risorse finanziarie e risorse umane con riferimento alle attività che in virtù del decreto legislativo 185/2000 lo Stato aveva trasferito a Sviluppo Italia e a sua volta Sviluppo Italia alla società regionale calabrese. Ma per assumercene l’onere è chiaro che dobbiamo conoscere quante risorse il governo intende mettere per rifinanziare il lavoro autonomo e sapere quali sono le professionalità che vi lavoravano. Solo su queste basi la Regione è pronta a fare la sua parte, ma se invece il Governo non intende stanziare le risorse utili, allora, diciamo che è Palazzo Chigi che sta decidendo di mettere in strada 140 lavoratori, e non certo la Regione Calabria».

«La questione irrisolta è il problema economico – osserva polemicamente Mascaro – perché Arcuri lamenta un deficit che a suo avviso non può più sostenere. Ma invece di andare a ricercare soluzioni che potevano ottimizzare le professionalità che esistono all’interno di Sviluppo Italia Calabria, appellandosi alla finanziaria, ha messo in campo i liquidatori, senza però arrivare a nulla, se non all’ulteriore aggravio dei costi sulla nostra società che sta chiudendo perché è in difficoltà». E fa un esempio: «Per garantirci un altro anno di stipendio, e temporeggiare sulle lettere di licenziamento ricercando nuove alternative, sarebbe bastato risparmiare gli emolumenti dei tre liquidatori». Ma così non è stato.

Confermata intanto, sempre ieri, la volontà di procedere all’attivazione di un call-center che impegnerà circa 20/30 unità, ma anche qui Mascaro fa la sua precisazione: «Non sarà Invitalia a costituire il call center – dice –. Arcuri ha parlato di una gara per l’esternalizzazione di servizi informatici e telematici, e questo vuol dire privatizzare quelle stesse professionalità che l’ex Sviluppo Italia ha già al suo interno e che avrebbe potuto conservare a costo zero».

GazzettadelSud



Lascia un Commento

blank