OPERAZIONE “TERMINATOR”: ONDATA ARRESTI DECAPITA VERTICI NDRANGHETA COSENTINI. I CLAN FEDERATI IN RISPOSTA ALLO STATO
REPORT 10 Settembre 2008
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OPERAZIONE TERMINATOR - Un’unica organizzazione criminale capace di controllare il giro delle estorsioni nel cosentino, eliminando personaggi ritenuti scomodi e imponendo il proprio controllo sui piu’ importanti appalti pubblici in itinere tra il 1999 e il 2000 nella provincia di Cosenza. |
Catanzaro - Un’unica organizzazione criminale capace di controllare il giro delle estorsioni nel cosentino, eliminando personaggi ritenuti scomodi e imponendo il proprio controllo sui piu’ importanti appalti pubblici in itinere tra il 1999 e il 2000 nella provincia di Cosenza. E’ su questo che ha fatto piena luce l’operazione “Terminator”, portata a termine dalla Direzione investigativa antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria con l’esecuzione di 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Catanzaro, su richiesta della Dda del capoluogo calabrese. Un’operazione complessa e articolata, basata sui riscontri investigativi delle inchieste portate a termine sul finire degli anni Novanta nella provincia cosentina, con l’aggiunta di importanti collaborazioni di giustizia che hanno permersso di chiarire l’atteggiamento della criminalita’ e gli interessi posti in essere in quegli anni. Delle 14 ordinanze emesse, sette sono nei confronti di elementi delle cosche gia’ in carcere, tre i latitanti sfuggiti almeno per ora alla cattura. Non solo esponenti mafiosi, ma nella rete della Dia sono finiti anche imprenditori e soggetti ritenuti collaterali alle cosche, come ha dichiarato il procuratore di Catanzaro, Murone. I particolari dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa che si e’ svolta, questa mattina, nella sede della Dia di Catanzaro, alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Emilio Le Donne, del procuratore aggiunto antimafia, Mario Spagnuolo, del procuratore facente funzioni di Catanzaro, Salvatore Murone, del sostituto della Dda Lubero (che ha coordinato le indagini insieme al pm Sforza), dei resposabili della Dia di Catanzaro, Cannarella, e Reggio Calabria, Falbo. Grazie alle risultanze investigative e’ stato possibile fare luce sulla riorganizzazione delle cosche cosentine dopo le operazioni antimafia di quegli anni. La risposta allo Stato e’ risultata immediata, con la riorganizzazione “verso un modulo completamente nuovo”, cosi’ come ha evidenziato il procuratore Spagnuolo. “Un unico gruppo - ha aggiunto Spagnuolo - con una cosca federata, grazie a un accordo sancito in carcere con il beneplacito di tutte le cosche calabresi”. L’obiettivo della nuova organizzazione era quello delle grandi estorsioni, con i tentacoli criminali che sarebbero finiti sugli appalti per i lavori del centro storico di Cosenza, della galleria di Amantea sull’autostrada A3, delle opere di urbanizzazione della fascia tirrenica. Un meccanismo semplice per portare a termine le estorsioni, come ha spiegato il pm Luberto, attraverso il controllo dei subappalti e l’utilizzo di ditte legate alla criminalita’, con l’esclusione di quelle ritenute fuori dal giro delle cosche. A testimonianza del potere messo in atto dalla nuova organizzazione criminale, anche una lunga scia di sangue, scaturita dalla necessita’ di dare un segnale forte a chiunque potesse ostacolare in qualche modo gli interessi criminali. Primo fra tutti il duplice omicidio di Marcello Calvano, ritenuto a capo delle cosche di Paola, e Vittorio Marchio, ritenuto esponente di spicco della criminalita’, ma anche il duplice omicidio dell’imprenditore Perri e della moglie, avvenuto una settimana dopo. Quattro assassini che, secondo gli inquirenti, sarebbero legati almeno da un dato: la sepoltura dell’auto utilizzata per il primo agguato proprio in un cantiere edile di Perri. Per i responsabili della Dia di Reggio e Catanzaro, Falbo e Cannarella, si e’ trattato di un’indagine che “ha ripercorso le fasi delle operazioni portate a termine in quegli anni, ricompattando le informazioni e incrociando i nuovi dati”. In gioco, quindi, sono entrate le inchieste “Garden”, “Tamburo”, “Squarcio”, “Nepetia” e la prima fase di “Terminator” tutte incentrate sui controlli della criminalita’ cosentina nel settore delle estorsioni, dei traffici illeciti e degli omicidi. A fornire ulteriori elementi e riscontri fondamentali, il ruolo dei collaboratori di giustizia, a partire da quello di Vincenzo De Dato, ritenuto uno dei due contabili del gruppo federato. Da lui sarebbero arrivate le informazioni piu’ consistenti, con un riscontro importante legato alla presenza di una microspia nell’auto dello stesso De Dato, prima che questo diventasse un collaboratore di giustizia, consentendo oggi un riscontro alle sue affermazioni. Per il collaboratore anche la confessione di avere partecipato, come mandante o come organizzatore, ad alcuni omicidi di quegli anni. Quindi, anche la collaborazione dei Serpa, storico clan cosentino, e di alcuni collaboratori gia’ attivi nella zona. Grazie alle dichiarazioni, svelate anche le alleanze poste in essere in quegli anni, con il gruppo federato capace di stringere accordi e allargare i propri confini anche nelle aree di Paola e Amantea.
agi italia











































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