OTTAVIO BRUNI (GDS)

OPERAZIONE UOVA DEL DRAGO - Convalidati gli arresti. La decisione del sottosegretario alla presidenza della Regione dopo il coinvolgimento della giovane nel blitz che ha portato alla cattura del latitante

VIBO VALENTIA - Ottavio Bruni getta la “spugna”. Si è dimesso ieri sera dall’incarico di responsabile dell’Unità operativa speciale della presidenza della Regione. Avvilito, piegato, amareggiato per la vicenda della figlia Francesca, denunciata dalla polizia per favoreggiamento dopo essere stata trovata in compagnia del latitante Francesco Fortuna nel blitz di mercoledì notte. Ottavio Bruni, dopo una giornata terribile passata a riflettere e con lo sguardo smarrito, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere la lettera di dimissionida inviare al presidente della Giunta regionale Agazio Loiero. Una lettera dai contenuti accorati, in cui ricorda la sua attività politica nel corso di questi anni, a Vibo Valentia e nella regione, «senza aver mai ricevuto – scrive – neanche un avviso di garanzia».

Bruni ricorda che «la sua, e quella della moglie è una famiglia di insegnanti e di lavoratori e, per evitare strumentalizzazioni politiche, ha deciso di rassegnare il suo mandato nelle mani del presidente Loiero», il quale all’Ansa, in serata, ha detto di aver accolto le dimissioni di Bruni, capendo la situazione che può prestarsi a strumentalizzazioni e rinunciando all’apporto positivo che fin qui c’era stato del sottosegretario Bruni.

Uno scossone politico che costringe il governatore a rivedere la formazione della sua squadra. I rapporti tra Bruni e Loiero erano tali che al momento dello strappo nella Margherita insieme misero in piedi il Pdm, il partito che successivamente è confluito nel Pd di Veltroni. Inoltre, Bruni per due volte è stato eletto con risultati plebiscitari presidente dell’amministrazione provinciale di Vibo Valentia. Ed era stato proprio questo uno dei motivi per cui Loiero, dopo la sua mancata candidatura nelle liste del Pd alle ultime elezioni politiche, l’aveva chiamato nella squadra alla presidenza per continuare ad andare avanti insieme.

Ma ieri sera il cammino si è interrotto, per cause che nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Per un blitz che doveva servire alla cattura di un latitante, di un esponente della cosca Bonavota. Una vicenda che, invece, anche se di striscio, ha coinvolto la figlia dell’ex presidente dell’amministrazione provinciale di Vibo e di fronte alla quale Bruni ha ritenuto di fare un passo indietro per difendersi, per tutelare la sua famiglia. Dimissioni che dovrebbero servire anche per mettere fine al coro di veleni che da mercoledì mattina aleggiavano attorno all’ex presidente e tutti tesi a evidenziare il coinvolgimento della figlia nel blitz che ha portato alla cattura il latitante Francesco Fortuna.

Quella notte, infatti, gli uomini delle squadre Mobili di Catanzaro e Vibo appena fatta irruzione nella villetta hanno trovato il latitante in compagnia di Francesca Bruni. Nella stessa casa un vero e proprio arsenale nascosto in mansarda, armi midiciali che solo le cosche possono avere in dotazione: un kalashnikov, un revolver calibro 357, una carabina Winchester, un fucile a pompa a canna corta, un fucile calibro 12 semiautomatico, un migliaio di munizioni e un lampeggiante in dotazione alla forze di polizia. Oltre alla latitante, in quell’occasione, sono stati arrestati anche i proprietari della villetta, Maria Fortuna, (cugina del latitante) e il marito Roberto Ceraso, entrambi titolari di una ditta di pulizia che effettua servi in diversi uffici pubblici di Vibo, compresa la Questura.

Dalle ipotesi degli investigatori, non è stato escluso, che l’arsenale potesse servire per preparare qualche attentato. La presenza del lampeggiante, infatti, ha fatto alzare il livello di guardia in molti ambienti.

Ieri nel carcere di Vibo il gip Stefano Troiani ha convalidato gli arresti disponendo il trasferimento degli atti alla Dda di Catanzaro che dovrà reiterare la richiesta cautelare al Gip distrettuale il quale dovrà decidere entro venti giorni.

Intanto attorno alla vicenda emergono particolari riguardanti i rapporti tra Francesco Fortuna e Francesca Bruni, entrambi sono di Sant’Onofrio e si conoscevano da quanto erano ragazzi. Un rapporto, di cui Ottavio Bruni non sarebbe stato mai a conoscenza.

Ieri, prima ancora delle dimissioni del sottosegretario, sulla sua nomina era intervenuta anche la parlamentare Angela Napoli (Pdl) per chiedere al governatore Loiero «di far conoscere ai calabresi quali sia la particolare e comprovata specializzazione universitaria che caratterizza il “prof. Ottavio Bruni”» prevista dalla normativa vigente.

NICOLA LOPREIATTO X LA GAZZETTA DEL SUD



Commenti

  1. 1
    antonio
    27 Luglio 2008 alle 20:04

    A seguito dello scandalo (la figlia di Bruni trovata a letto col latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna), Gaetano Ottavio Bruni si è dimesso. Ma lo stesso mente sapendo di mentire. Nella lettera di dimissioni indirizzata a Loiero e pubblicata anche in questo sito (vedi sopra), infatti, Gaetano Ottavio Bruni dice di non aver mai ricevuto neanche un avviso di garanzia durante la sua carriera politica. E’ falso. Clamorosamente falso. Basta andare su un qualunque motore di ricerca (anche google) e scrivere “BRUNI E BONO INDAGATI” e come primo risultato esce fuori la notizia pubblicata il 4 marzo 2008 su Calabria Ora e che riporto integralmente qui sotto.

    Calabria Ora 4/3/2008- Gaetano Ottavio Bruni e Ottavio Bono sono indagati per abuso d’ufficio in concorso. Il sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Enrica Medori ha siglato il suo avviso di conclusione delle indagini, valevole arche come informazione di garanzia per gli indagati, in data 12 febbraio 2008, ma la notizia si è appresa solo nelle ultime ore. Bruni e Bono, nelle rispettive funzioni di presidente della giunta provinciale e di dirigente agli Affari generali della Provincia, sono indagati perché, scrive il pm Medori, «procuravano intenzionalmente» ai dirigenti dell’ente Antonio Vinci e Armanda De Sossi un «indebito vantaggio patrimoniale costituito dall’aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i
    posti di ruolo categoria D3 assegnati ai predetti, non consentendone la vacanza e quindi l’assegnazione a terzi mediante pubblico concorso» e per la violazione della legge che disciplina il cumulo degli incarichi nella pubblica amministrazione nonché il principio della tassatività e della temporaneità dell’aspettativa. L’escamotage adottato per aggirare le prescrizioni dell’ordinamento è stato smascherato dal giovane magistrato, da circa un anno in servizio alla Procura di Vibo Valentia, attraverso la semplice comparazione di atti che partono dal 1999 e che finora, al pari di altre vicende che hanno interessato la vita dell’amministrazione provinciale, non hanno mai attirato l’attenzione di una certa magistratura. Semplice il trucco: attraverso un singolare valzer di dimissioni dei dirigenti interessati, rassegnate e poi revocate, Bruni e Bono, violando le restrizioni della norma, avrebbero assicurato per diversi anni la permanenza in servizio, cumulando altri incarichi, di Armanda De Sossi e Antonio Vinci in postazioni dirigenziali che, invece, potevano e dovevano essere assegnate attraverso un concorso pubblico. Il sostituto procuratore parte dalla determina numero 175 del 1999, attraverso la quale Armanda De Sossi, come «funzionario contabile categoria D3», veniva collocata in aspettativa senza assegni» e contestualmente veniva nominata dirigente per il quinquennio 1999-2004, «in aperto contrasto - si legge nell’avviso di conclusione delle indagini - con il divieto di cumulo di incarichi». Bruni e Bono, quindi, con determina numero 82 del primo settembre 2004, procedevano a riammettere Armanda De Sossi in un posto di ruolo categoria D3 dopo cinque anni, «qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 qualeistanza di dimissioni».
    In sostanza ciò sarebbe avvenuto in violazione alla legge che disciplina le modalità di riammissione in servizio a seguito di dimissioni, «procedendo poi - sottolinea il magistrato - ad accettare nuovamente le dimissioni della stessa in data 15 settembre 2004 per consentirle nuovamente, a far data dal 16 settembre 2007, di stipulare un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato con funzione dirigenziale ed a riammetterla in servizio in data 4 novembre 2005 nell’organico di categoria D3 con contestuale revoca delle dimissioni precedentemente rassegnate, per poi investire nuovamente la predetta di ulteriore incarico dirigenziale in atto fino al 31 dicembre 2006».Per quanto concerne invece la posizione di Antonio Vinci, questi era stato autorizzato, in data 34 gennaio 2002, al «trasferimento in mobilità»dal Consorzio di Bonifica integrale al settore Affari generali della Provincia. Bruni e Bono, quindi, «dovendo assegnare un posto da funzionario categoria D3 - secondo l’ipotesi formulata dal pm Enirica Medori - accettavano le dimissioni presentate in data 31 gennaio 2002 dallo stesso Vinci dal posto di categoria D cui era stato ammesso il giorno prima, per conferirgli, a far data dall’1 febbraio 2002, un incarico dirigenziale a tempo determinato». A ciò, due anni dopo, in presunto contrasto con la legge che disciplina la riammissione in servizio a seguito di dimissioni, seguiva la revoca delle dimissioni presentate nel 2002, la riammissione in servizio con determina numero 81 dell’1 settembre 2004 e il successivo conferimento di un nuovo incarico dirigenziale a partire dal 16 settembre 2004 fino al 31 dicembre 2006». L’ormai ex presidente della Provincia Bruni, unitamente all’ormai ex dirigente provinciale agli Affari generali nonchéex commissario straordinario dell’Azienda sanitaria Bono, hanno nominato qualeloro difensore di fiducia il più noto tra gli amministrativisti vibonesi, ovvero l’avvocato Aldo Assisi.

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