OPERAZIONE “CENT’ANNI DI STORIA” L’INSANABILE FRATTURA NELLA FAMIGLIA “PIROMALLI-MOLÈ” CERTIFICATA DALLA COMPLESSA INDAGINE DELLA DDA
NDRANGHETA TODAY 24 Luglio 2008
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OPERAZIONE CENT’ANNI DI STORIA - Inquietanti disegni criminali da tempo si agitano nella Piana. Il lampo che precede il tuono non è certo il classico fulmine a ciel sereno. La decapitazione di tre tra i più potenti clan ‘ndranghetistici della Calabria era nell’aria da molto tempo. |
gioia tauro - Le indagini dell’operazione “Cent’anni di storia” non fanno riferimento diretto (anche se le coincidenze sono evidenti) agli ultimi spaventosi episodi criminali che hanno attraversato l’intera Piana di Gioia Tauro, come l’uccisione di Rocco Molè e il terribile attentato a Nino Princi fatto saltare in area con la sua auto, ma non si può fare a meno di osservare che da questi due episodi di sangue si conferma la profezia di un magistrato: potrebbero essere segnali di uno sconvolgimento all’interno dei clan della Piana.
Il dott. Salvatore Boemi – è questo il nome del magistrato – proprio alla “Gazzetta del Sud” ebbe a fare questa dichiarazione, dopo un delitto che appariva, almeno all’esterno, del tutto avulso alle grandi manovre criminali della Piana. Seguirono poi due morti ammazzati eccellenti come Molè e Princi, i quali rafforzarono la tesi di Boemi.
Storicamente parlando, il clan Piromalli-Molè (per cento anni famiglia unica, consacrata da vincoli di sangue e matrimoni) ha avuto un ruolo di netto predominio nella Piana, riuscendo a restare al di fuori delle due famigerate guerre di mafia che, in epoche successive, hanno insanguinato Reggio e il suo hinterland. Nella prima tra la cosca De Stefano e quella di don Mico Tripodo, scoppiata in seguito all’agguato del Roof Garden, per il controllo degli appalti del costruendo raddoppio ferroviario Reggio-Villa, è caduto quello che veniva definito il boss dei boss, ‘Ntoni Macrì di Siderno, uomo che si presume fosse collegato ai massimi livelli mondiali della mafia. Secondo le indagini del tempo sarebbe intervenuto per tentare di far cessare la guerra, ma il clan vincente (quello dei De Stefano) lo avrebbe tolto di mezzo.
La famiglia Piromalli di Gioia Tauro, allora guidata da don Mommo, rimase fuori da quel sanguinoso scontro, mirando a mantenere il potere nella Piana in una fase storica in cui a Gioia Tauro si stavano realizzando disegni industriali che avrebbero portato al fallimento del Quinto centro siderurgico ma alla costruzione di un porto diventato nel tempo il primo scalo commerciale d’Europa. La Piana si è trasformata così in una centrale operativa dello spaccio del narcotraffico, primo business della ‘ndrangheta, assieme al controllo di tutte le attività portuali e dintorni. Il Porto – come conferma l’attuale indagine – diventa il business per una ‘ndrangheta disposta a fare impresa per proiettarsi negli affari del futuro. In questo contesto si rompe il giocattolo familiare dei Piromalli e Molè. Prima separati in casa e poi avversari. I Piromalli aprono agli Alvaro di Sinopoli e così, dopo un secolo, va in frantumi un sodalizio storico.
Sino a quando il capo indiscusso della Piana era don Mommo Piromalli, più volte arrestato, la “famiglia” era rimasta unita e solida. Don Mommo è stato forse l’unico dei grandi boss della provincia di Reggio a spegnersi nel suo letto per morte naturale, dopo un lungo ricovero al Policlinico di Messina. La stessa cosa è capitata al fratello Giuseppe. Eppure a Gioia Tauro ci furono momenti di alta tensione e soprattutto una vittima eccellente, il sindaco Giuseppe Gentile.
L’arrestato di ieri è Antonio Piromalli, figlio di Giuseppe e nipote di Antonio assassinato in via Asmara nel lontano 1956. Antonio, noto come Nino, era il fratello maggiore di don Mommo e di Giuseppe. Le cronache narrano che venne ucciso dall’ex fidanzato di una nipote al quale aveva chiesto un chiarimento. Durante la discussione Antonio Piromalli sferrò un schiaffo al giovane, il quale reagì sparando un colpo di pistola. La “famiglia Piromalli” organizzò una spedizione punitiva a Rizziconi, nella casa del giovane e ci scappò un altro morto (un’anziana donna). Dopo la scomparsa di Antonio Piromalli, secondo la ricostruzione storica fatta dagli inquirenti, è stato don Mommo a guidare la “famiglia” Piromalli-Molé, diventata da qualche tempo solo “famiglia Piromalli”. Ma questa è storia dei nostri giorni. Una storia che vede la ‘ndrangheta della Piana fare così un salto di qualità.
tonio licordari GAZZETTA DEL SUD











































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