NDRANGHETA - “MESSAGGERO” DEL CLAN CON ALTRE CONSORTERIE. FORTUNA AVREBBE ANCHE SOSTITUITO DOMENICO BONAVOTA
NDRANGHETA TODAY 24 Luglio 2008
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“OPERAZIONE UOVA DEL DRAGO” - Per Francesco Fortuna, 28 anni di Sant’Onofrio, la latitanza era scattata il 19 novembre dello scorso anno. L’uomo per circa otto mesi è riuscito a rendersi invisibile, sfuggendo alle pressanti ricerche |
VIBO VALENTIA - Per Francesco Fortuna, 28 anni di Sant’Onofrio, la latitanza era scattata il 19 novembre dello scorso anno. Cioè nel momento in cui il gip del Tribunale di Catanzaro, Tiziana Macrì, disponeva nei suoi confronti – come pure in quelli delle persone raggiunte dal fermo nell’ambito dell’operazione “Uova del Drago” del 30 ottobre 2007 contro il clan Bonavota – la custodia cautelare in carcere.
Fortuna per circa otto mesi è riuscito a rendersi invisibile, sfuggendo alle pressanti ricerche messe in atto dalle forze dell’ordine nel tentativo di porre fine alla sua latitanza. Un conto chiuso l’altra notte dagli agenti delle squadre Mobili di Catanzaro e Vibo. All’appello mancano ancora altri due indagati: Domenico Bonavota, 29 anni indicato dagli inquirenti come figura apicale dell’omonimo clan di Sant’Onofrio e Antonio Patania, di 23 anni, anch’egli di Sant’Onofrio.
Personaggio di un certo rilievo nell’organigramma della cosca sarebbe anche Francesco Fortuna il quale, secondo quanto emerge dall’inchiesta sfociata nell’operazione “Uova del Drago” – condotta dai carabinieri del Norm e della stazione di Sant’Onofrio con il coordinamento del sostituto procuratore della Dda Marisa Manzini – avrebbe addirittura sostituito Domenico Bonavota quando questi aveva qualche impedimento. Ma il ruolo del latitante arrestato ieri non si sarebbe esaurito a questo. Di Fortuna parla il pentito Francesco Michienzi, le cui dichiarazioni si sono rivelate importanti per l’inchiesta, il quale lo indica quale delegato dei Bonavota a mantenere rapporti con altre cosche presenti in ambito regionale.
«Allora diciamo, va il messaggero era Francesco Fortuna – spiega il pentito al pm distrettuale Manzini – e Onofrio Barbieri diciamo. O uno o l’altro. Ma la maggior parte Francesco Fortuna, perché si parte e va dai Iannazzo, Francesco Fortuna si parte e viene ad Acconia a Filadelfia, diciamo è proprio…Va da Damiano Vallelunga a Serra San Bruno, diciamo lo incontro ovunque…».
E sempre secondo le dichiarazioni del pentito Fortuna, come altri esponenti della storica cosca di Sant’Onofrio, avrebbero avuto una certa propensione alla “latitanza volontaria”. In altre parole intuivano quando la loro presenza era di troppo e si defilavano sottraendosi così alla notifica di misure di prevenzione o come si è in più occasioni verificato (soprattutto per Domenico Bonavota) alla cattura. Michienzi in merito ai “ritiri” volontari, fa un esempio specifico: «…quella sera ero andato a cercare Francesco Fortuna ma non l’ho trovato, perché la sera non si fanno trovare, perché non dormono mai nelle loro case …Si fanno la latitanza volontaria». In base a quanto dichiarato dal pentito un “ritiro” volontario di sette giorni lo avrebbero fatto Domenico Bonavota, Francesco Fortuna e Onofrio Barbieri subito dopo l’omicidio di Raffaele Cracolici, vittima di un agguato la mattina del 4 giugno del 2004 in località Speziale di Pizzo: «…dopo l’omicidio per un pò di giorni si sono persi dalla circolazione. Si sono persi proprio. Perché noi li abbiamo visti dopo una settimana addirittura».
MARIA LUCIA CONISTABILE GAZZETTA DEL SUD











































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