“CONDANNATO IN VIA DEFINITVA GIUSEPPE VRENNA” - Dieci anni per tentato omicidio all’uomo che sparò sull’ex nuora. La donna aveva appena finito il suo turno di lavoro in un call center

CROTONE - Dieci anni di detenzione e il risarcimento della parte civile con la cifra simbolica di un euro. È la pena che dovrà scontare Giuseppe Vrenna, 67 anni di Crotone, giudicato colpevole di aver tentato di uccidere la ex nuora, la trentunenne Silvana Calendini. Il gup Giulia Proto, che ieri ha emesso la sentenza al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, pur riconoscendo all’uomo le attenuanti generiche ha, infatti, deciso per la premeditazione, cui si è aggiunto il reato di detenzione e porto d’arma clandestina.

Dieci anni, dunque, a fronte dei dodici richiesti dal pubblico ministero Gabriele Tomei. Per un episodio che scosse profondamente la città. Erano da poco passate le 14.30 del 5 giugno 2007. Silvana Calendini, trentenne, aveva appena finito il suo turno di lavoro al call center Telic, ed era salita sulla sua Fiat 500 parcheggiata nel piazzale dell’azienda. Fu a questo punto che Giuseppe Vrenna, padre dell’ex marito della donna, aprì lo sportello dell’auto e le scaricò addosso sei colpi di pistola calibro 7,65. Cinque proiettili colpirono Silvana Calendini al collo, al braccio e alla schiena, riducendola in fin di vita sotto gli occhi di numerosi e atterriti dipendenti della Telic.

Gli agenti della Squadra Mobile della Polizia trovarono Vrenna ancora accanto all’auto. Sul tetto della 500 c’era il revolver con la matricola cancellata. L’uomo ammise subito le proprie responsabilità, raccontando una lunga storia di contrasti e risentimenti nei confronti di quella giovane donna, che da suo figlio aveva anche avuto una bambina. Vrenna aveva già scontato sette anni di carcere e cinque in regime di semilibertà per l’omicidio di Giuseppe Spina di Strongoli, avvenuto nel maggio del 1975 per motivi d’onore, disse allora.

Ieri in aula, alla lettura della sentenza, non erano presenti nè Giuseppe Vrenna nè Silvana Calendini, che dopo una lunga operazione chirurgica e quasi due mesi di prognosi riservata, ha ancora tre proiettili incapsulati in corpo. A rappresentare la donna c’era l’avvocato Gianluca Marino, mentre i legali di Vrenna erano gli avvocati Mario Saporito e Bruno Iannice. Che nella loro difesa hanno puntato sulla seminfermità dell’uomo al momento del fatto. Una tesi che non è stata accolta.

Francesca Travierso

GAZZETTA DEL SUD



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