“CONFERMATO IL SEQUESTRO DELL’AZIENDA FANTASMA” - Il Tribunale del Riesame di Cosenza ha mantenuto i sigilli apposti nelle settimane passate dalla guardia di finanza della Compagnia di Castrovillari

COSENZA - Sequestro confermato. Il Tribunale del Riesame di Cosenza ha mantenuto i sigilli apposti nelle settimane passate dalla guardia di finanza della Compagnia di Castrovillari ai cancelli e ai portoni d’ingresso dell’azienda “Biovix srl” realizzata nella zona industriale di Villapiana, lungo lo Jonio cosentino. Uno dei tanti capannoni ricettacolo di iniziative imprenditoriali fantasma impiantate nella Sibaritide grazie a finanziamenti ottenuti attraverso le maglie troppo larghe della legge 488 del ‘92, l’ex intervento straordinario per il mezzogiorno.

I giudici del Riesame Misure reali sono stati chiamati a valutare il provvedimento eseguito dai finanzieri del capitano Renato Sommella che hanno concretizzato una decisione vergata dal giudice delle indagini preliminari di Castrovillari Annamaria Grimaldi su richiesta del sostituto procuratore Larissa Catella.

Dietro la Biovix c’è un investimento complessivo di 18 milioni di euro, 7 dei quali sono stati già erogati, e 5 addirittura già incassati da sei imprenditori lombardi che erano giunti in Calabria appositamente per realizzare l’azienda che secondo le previsioni iniziali avrebbe dovuto produrre concimi chimici ma col passare del tempo ha dato una sterzata al suo piano d’impresa, modificando la catena produttiva per prepararla a realizzare pannelli fotovoltaici. Ma nei fatti non è mai nemmeno entrata in funzione, tant’è che i 33 lavoratori realmente assunti (ma ne erano stati certificati circa centoventi) sono senza stipendio addirittura dal luglio dell’anno passato.

I sei imprenditori sono tutti indagati per truffa aggravata, falso, emissione e utilizzazione di fatture false per quasi 11 milioni di euro. Durante le indagini le fiamme gialle di Castrovillari hanno appurato che pure la sede legale della società, ufficialmente situata a Brescia, era in realtà inesistente. E non è finita, perché sono spuntate fatture fasulle che conducono in mezza Italia e anche all’estero: dalla Repubblica di San Marino all’Austria a molte altre cittadine sparse per la Penisola.

Oltre al capannone che avrebbe dovuto accogliere l’azienda, i finanzieri hanno sequestrato obbligazioni, azioni, conti correnti e immobili in tutta Italia, a cominciare da Brescia e Mantova.

“gazzetta del sud”



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