TRAPANI - FINISCE IN MANETTA SALVATORE DI GIROLAMO, PRESUNTO FACCENDIERE DEL BOSS MATTEO MASSIMO DENARO
MATTEO MESSINA DENARO A Salvatore Di Girolamo viene contestato il concorso in una turbativa di gara avvenuta il 13 settembre 2001, riguardante l’appalto dei lavori di costruzione del nuovo cimitero urbano di Marsala - secondo stralcio, con una base d’asta di 3.571.799.744 lire…

A Salvatore Di Girolamo viene contestato il concorso in una turbativa di gara avvenuta il 13 settembre 2001, riguardante l’appalto dei lavori di costruzione del nuovo cimitero urbano di Marsala - secondo stralcio, con una base d’asta di 3.571.799.744 lire, “artatamente aggiudicata dietro la corresponsione di una tangente di 50 milioni - sottolineano gli inquirenti - all’impresa Sicilstrade srl di Salvatore Di Girolamo, con il ribasso dello 0,7571 per cento, quindi per l’importo complessivo di 3.545.855.162 di lire”.

Alla stessa turbativa d’asta avrebbero partecipato gli imprenditori Filippo Chirco e Vincenzo Zerilli, con la presunta corruzione dell’allora dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune, Rosario Esposto, nella qualità di direttore di gara. Nei confronti di questi ultimi, tutti e tre arrestati il 31 ottobre 2005 dalla mobile di Trapani nella terza fase del ‘Progetto Peronospora’, si è proceduto separatamente. Esposto e Zerilli, in particolare, sono attualmente imputati dinanzi al Tribunale di Marsala, mentre Filippo Chirco è stato giudicato con il rito abbreviato il 13 aprile dell’anno scorso e condannato dal gup di Palermo a una pena di nove anni di reclusione e cinquemila euro di multa.

Le presunte responsabilità di Salvatore Di Girolamo sono emerse da alcune intercettazioni, riscontrate con le dichiarazioni rese, anche in sede processuale, dall’ex uomo d’onore Mariano Concetto, che ha iniziato a collaborare con la giustizia dopo essere stato arrestato nella prima fase dell’inchiesta, e da Vincenzo Laudicina, ex consigliere comunale ed esponente politico marsalese. “Ma il quadro probatorio delineato nei confronti del Di Girolamo - evidenziano alla squadra mobile - si è potuto avvalere, soprattutto, delle informazioni rese dall’imprenditore edile trapanese Antonino Birrittella, grazie al positivo clima di collaborazione con una parte del mondo imprenditoriale locale, auspicato anche dai vertici regionali di Confindustria”.

Di Girolamo nell’estate del 2001 fu coinvolto in un’articolata indagine condotta dalla Squadra Mobile di Trapani, riguardante il controllo esercitato da Cosa nostra nel settore della Ecomafia, conclusa con la scoperta di un gruppo societario di Cosa nostra, impegnato nella gestione del delicato settore dei rifiuti solidi urbani, operando il controllo occulto degli uffici del Comune di Trapani e di Erice impegnati nell’amministrazione e nella gestione degli appalti dei rifiuti solidi urbani relativi al 1999 e al 2000. A conclusione di quel procedimento, il 30 novembre 2002, Salvatore Di Girolamo fu condannato dal gup di Palermo, con il patteggiamento, a due anni di reclusione e ad una multa di seicento euro.



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