OPERAZIONE BELLO LAVORO I TENTACOLI DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA SUI LAVORI STRADALI
NDRANGHETA TODAY 18 Giugno 2008
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un “bello lavoro”, le parole dei parenti di giuseppe morabito Catanzaro - Erano soddisfatti i vertici della cosca Morabito quando i familiari li hanno informati nel colloquio avvenuto nel carcere di massima sicurezza di Parma che erano riusciti a ottenere un appalto sulla statale 106 jonica. Era il novembre 2006. |
Un “bello lavoro”. Le parole del genero e della moglie di “Tiradrittu”, al secolo il boss Giuseppe Morabito detenuto in regime di carcere duro, hanno confermato i sospetti delle forze dell’ordine che già temevano le infiltrazioni delle cosche negli appalti pubblici. Dopo due anni di indagine sono giunti ieri trentuno fermi della Direzione distrettuale antimafia eseguiti dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria. Le persone fermate fanno parte delle cosche che fanno capo alle famiglie Morabito - Bruzzaniti - Palamara, Maisano, Vadalà, Talia, attive nella fascia jonica della provincia reggina, ma anche esponenti politici e imprenditori. Nello scorso mese di febbraio era stato disposto il sequestro preventivo di sette cantieri allestiti per la realizzazione della variante di Palizzi, che rientra tra le grandi opere dell’Anas sui lavori di ammodernamento della statale 106 jonica, nella cui realizzazione erano state riscontrate difformità potenzialmente incidenti sulla tenuta strutturale dei manufatti poiché venivano usati materiali scadenti. Lo scenario disegnato dagli inquirenti è sconcertante: le cosche della fascia jonica reggina avevano raggiunto un vero e proprio “carello” per spartire i proventi. Tra gli appalti ottenuti c’è anche la costruzione del nuovo Istituto superiore comprensivo “Euclide” di Bova Marina, appaltata dalla Provincia di Reggio Calabria e subaffidata ad una ditta collegata a “ T i r a d r i t t o ” Giuseppe Morabito. Un altro aspetto che i carabinieri nelle indagini hanno accertato è che la gestione della manodopera viene utilizzata per creare una sorta di “consenso ambientale” e serve a mantenere un utile serbatoio di capitale umano che può servire ad ogni livello nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo.











































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