consiglieri, imprenditori e ‘ndrine, una consorteria imbattibile

Catanzaro -Due consiglieri comunali fermati ma insistenti voci su mandati di comparizione a politici di livello ben piu’ importante: la nuova indagine della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che stamani ha portato all’esecuzione di 31 fermi sui 33 emessi, ha aperto un nuovo capitolo.

Stavolta nel mirino gli appalti e i subappalti legati alle grandi opere pubbliche nella zona ionica reggina, tra Bova ed Africo, dove varie cosche avevano creato un cartello in grado di regolare, anche con collusioni politico-istituzionali, la spartizione delle attivita’ imprenditoriali sulle principali opere pubbliche, giungendo anche a svolgere un summit tra i piu’ autorevoli rappresentanti delle cosche per evitare scontri. Tra i fermati figurano due consiglieri comunali di maggioranza: uno, Sebastiano Altomonte, 54 anni, sindacalista, a Bova Marina, e l’altro, Giuseppe Natale Strati (48), imprenditore, a Samo. Ad Altomonte ed ai suoi rapporti con l’ex consigliere regionale Mimmo Crea, detenuto nell’ambito di un’inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nel settore della sanita’ e dimessosi dopo l’arresto, i magistrati della Dda che hanno emesso i fermi, hanno dedicato un capitolo del provvedimento intitolandolo ”collusioni politiche ed istituzionali”. E’ in questa parte che sono riportati i nomi di numerosi politici, che non necessariamente sono indagati. A fare i nomi e’ lo stesso Altomonte, accusato di essere legato alla cosca Vadala’ di Bova Marina, in colloqui con altri indagati o anche con persone estranee all’inchiesta che sono stati intercettati dai carabinieri. Altomonte parla dei suoi rapporti con politici per alcuni dei quali mostra scarsa considerazione o li considera negativamente. Dal riserbo imposto su questa parte dell’inchiesta (in ambienti politici sono anche circolate voci di possibili mandati a comparire, ma senza alcuna conferma) e’ filtrato solo che alcuni politici sarebbero indagati. Per quanto riguarda invece le persone sottoposte a fermo, sono accusate di associazione di tipo mafioso ed armata finalizzata alla spartizione e gestione di pubblici appalti, all’infiltrazione in pubbliche amministrazioni, locali e regionali, al procacciamento di voti ed altro. Secondo l’accusa sono legate alle principali cosche del versante ionico reggino: Morabito-Bruzzaniti-Palamara, Maisano, Vadala’, Talia. I fermi segnano un’altra tappa dell’inchiesta che a febbraio scorso porto’ al sequestro di sette cantieri e degli uffici delle imprese che vi lavoravano, allestiti per la realizzazione di una variante alla statale 106, per la cui realizzazione era stato usato del calcestruzzo che si sbriciolava con le mani. Secondo le indagini, le modalita’ di aggressione ai settori economici sono quelle ormai collaudate della ‘ndrangheta: la conduzione di vere e proprie imprese, ammantate da una parvenza di liceita’; l’estromissione di appaltatori estranei; operazioni sovrafatturate; la gestione delle assunzioni di manodopera funzionale all’accrescimento del ”consenso ambientale”.

Nuova Cosenza



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