L’operazione “Bellu Lavuru” è scattata alle prime ore dell’alba nell’area della Calabria Grecanica, tra Bova Marina ed Africo Nuovo.

L’indagine portata avanti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha portato alla luce un presunto complesso sistema mafioso – politico – imprenditoriale, in grado di monopolizzare le gare di appalto nell’intera area della Calabria grecanica, per mezzo dell’infiltrazione in pubbliche amministrazioni, locali e regionali, e grazie allo scambio di voto ed altro.

Reggio Calabria - Circa 200 carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, con il supporto dei “Cacciatori” e di unita’ cinofile del gruppo operativo Calabria di Vibo Valentia hanno eseguito una trentina di fermi per associazione mafiosa (ex. art. 416 bis), legati alla spartizione e gestione di appalti pubblici riferiti a grandi opere.

L’indagine portata avanti dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha portato alla luce un complesso sistema mafioso – politico – imprenditoriale, in grado di monopolizzare le gare di appalto nell’intera area grecanica, per mezzo dell’infiltrazione in pubbliche amministrazioni, locali e regionali, e grazie allo scambio di voto ed altro.

Le persone sottoposte al fermo giudiziario disposto dal pubblico ministero sono 33, alcune precedentemente coinvolte in vicende giudiziarie pregresse, altre sino ad oggi ritenute estranee al contesto criminale indagato, che è quello delle cosche della `ndrangheta (”Morabito - Bruzzaniti - Palamara”, “Maisano”, “Vadalà”, “Talia”) attive nella fascia jonica della provincia.

Il maxi blitz inferto alle fondamenta delle ‘ndrine joniche  rappresenta un’ulteriore fase di un articolata attività investigativa, condotta dai Carabinieri di Reggio Calabria sotto il coordinamento della locale Dda e convenzionalmente denominata operazione “bellu lavoru”, che nello scorso mese di febbraio aveva già portato al sequestro preventivo di 7 cantieri (ed al sequestro probatorio degli uffici delle imprese ivi operanti) allestiti per la realizzazione della c.d. “variante di Palazzi”, opera rientrante nei lavori di ammodernamento della S.S. 106 “Jonica”, nella cui realizzazione erano state riscontrate difformità, potenzialmente incidenti sulla stabilità strutturale dei manufatti, tra i materiali impiegati e quelli previsti dai protocolli di settore.

Le informazioni fornite dai carabinieri hanno messo in risalto il classico e collaudato modello di aggressione della `ndrangheta al settore economico, raffigurato dalla nascita improvvisa di imprese “modello”, ammantate da una parvenza di liceità, attraverso le quali sbaragliare il campo della concorrenza nell’assegnazione dei più importanti affidamenti relativi agli appalti, primo fra tutti la fornitura del calcestruzzo preconfezionato. Secondo gli inquirenti un ulteriore intervento messo in opera dalla loggia ndranghetistica - imprenditoriale, consta nella presunta estromissione dei moderni gruppi appaltatori “estranei” al contesto, mediante l’imposizione di subappalti e/o noli, ovvero anche la sottoscrizione di lucrosi contratti di forniture nelle fasi del movimento terra, dell’approvvigionamento e trasporto di inerti. L’affermazione del modello imprenditoriale ndranghetistico attuato dalle cosce grecaniche prevedeva, inoltre, la sovrafatturazione di  operazioni attraverso il meccanismo fraudolento legato alla realizzazione di opere edilizie di qualità inferiore rispetto l’oggetto pattuito in fase di negoziazione; la gestione del caporalato locale mediante assunzioni mirate di manodopera, utile e funzionale anche alla proliferazione del “consenso ambientale” costituente l’eldorado in cui la ‘ndrangheta si sviluppa e accresce gli ormai noti suoi livelli di infiltrazione nel tessuto sociale, imprenditoriale, politico ed amministrativo.

CALABRIA REPORT



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