Incarico affidato al prof. Carbotti Prossima udienza il 15 ottobre

CATANZARO - La parola passa al perito Giuseppe Carbotti, di Martinafranca (Taranto). È stato affidato ieri mattina l’incarico al consulente per stabilire se il 25enne Luigi Campise aveva un vizio totale o parziale di mente quando sparò a Montepaone Lido alla fidanzata 19enne Barbara Bellorofonte.

L’affidamento è stato formalizzato ieri mattina dal giudice per le indagini preliminari, Antonio Battaglia, dopo che la difesa del giovane, rappresentata dall’avvocato Salvatore Staiano, aveva presentato nelle scorse udienze una perizia di parte sull’argomento. Effettuato il conferimento, il processo è stato rinviato al prossimo 15 ottobre; per quella data, ultimato il lavoro del dott. Giuseppe Carbotti, il quadro dovrebbe essere molto più chiaro. L’omicidio di Barbara Bellorofonte avvenne il 27 febbraio 2007. Barbara, quella maledetta sera, rispose al citofono a Luigi. Scese sotto casa, a Montepaone Lido, per un chiarimento. Durante la discussione il ragazzo, forse accecato dalla gelosia, le sparò centrandola alla testa. La giovane morì il successivo 20 marzo dopo una lunga e straziante agonia all’ospedale Pugliese di Catanzaro. Poco dopo aver sparato, Luigi si costituì ai carabinieri. E confessò. La pistola non fu mai ritrovata, nonostante le lunghe e articolate ricerche eseguite dai carabinieri. A distanza di un anno da delitto, Campise – all’epoca ancora in attesa di processo – è tornato protagonista delle cronache, scarcerato lo scorso 23 aprile per decorrenza dei termini di custodia cautelare nell’ambito di una vicenda che ha fatto parlare (e polemizzare) tutt’Italia. Il giovane, reo confesso, è stato liberato e sottoposto esclusivamente all’obbligo di dimora dopo che il Tribunale del Riesame ha annullato la decisione del gip, con la quale era stata autorizzata la proroga delle indagini chiesta dal sostituto procuratore Alessia Miele (titolare dell’indagine sull’omicidio) allo scopo di effettuare ulteriori approfondimenti investigativi ritenuti utili alla completezza dell’inchiesta, in particolare sul movente, la localizzazione dell’arma del delitto e gli eventuali complici. ”ordinanza del gip era stata impugnata dall’avv. Staiano e il Tdl, pur convenendo sulla sussistenza delle gravi esigenze cautelari invocate dal pm, non ha ravvisato la necessità di «accertamenti particolarmente complessi» tali da non poter essere compiuti entro il termine originariamente prefissato per durata della custodia cautelare in carcere. Da qui la scarcerazione di Campise, rimasto però a piede libero soltanto per qualche giorno. A stretto giro di posta, lo scorso 3 maggio, è stata notificata al 25enne una nuova ordinanza di custodia cautelare nell’ambito di un’altra inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia; le manette sono scattate all’alba dello scorso 4 maggio per estorsione aggravata dal metodo associativo e spaccio di droga. Le ipotesi di reato messe nero su bianco dal pm antimafia Gerardo Dominijanni, e confermate dal gip Adriana Pezzo nell’ordinanza di custodia cautelare, riguardano fatti accaduti a Soverato e precedenti al 2007. L’inchiesta ha preso il via dopo il danneggiamento del bar “Pit Stop”, la cui porta d’ingresso è stata fatta esplodere con un ordigno rudimentale.

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