Incadigitale spectronic“: tanto piccola da sembrare invisibile

COSENZA - Sensibilissima e capace di captare suoni e parole anche in condizioni impossibili. È una microspia d’ultima generazione la causa del terremoto giudiziario che ha investito il gruppo della ‘ndrangheta cosentina guidato da Domenico Cicero, 51 anni, “uomo di rispetto” di vecchio stampo, riverito e temuto da amici e nemici negli ambienti della ‘ndrangheta bruzia.

I carabinieri del colonnello Aloisio Mariggiò sono riusciti a piazzarla nell’attività commerciale divenuta la base logistico-operativa della presunta consorteria. La “cimice” autoalimentata ha registrato per mesi persino i sospiri di boss e picciotti, di esattori e vittime spesso ritrovatisi faccia a faccia nella rivendita di materiale edile aperta da Osvaldo Cicero, 33 anni, figlio di Domenico, nel cuore del quartiere San Vito. Il quartiere in cui ha a lungo abitato lo storico e irriducibile capobastone Franco Perna, condannato con sentenza definitiva all’ergastolo e mai ammaliato dalle sirene del pentitismo che hanno devastato negli anni ‘90 la criminalità locale. Sarebbe stato proprio Perna – raccontano i pentiti – a cedere lo scettro di comando a “Micuzzu” Cicero. La microspia nascosta dagli investigatori dell’Arma con uno stratagemma ha fatto coppia per mesi con una microtelecamera installata su un palo della luce davanti alla “base” del clan. Così, oltre che ascoltare i discorsi di “reggenti” e affiliati, i carabinieri hanno pure filmato i loro volti, schedandoli poi con pazienza certosina. La dinamica dell’indagine ricorda l’inchiesta condotta dall’Fbi contro John Gotti, ultimo padrino della famiglia Gambino di New York. Pure in quel caso, grazie alle “cimici”, gli uomini del Bureau ricostruirono, negli anni ‘90, affari e progetti delinquenziali del gruppo più efficiente e determinato della Grande Mela.

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